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Siamo stati fra i primi Comuni ad emettere l’ordinanza di crisi idrica, quindi siamo molto sensibili a questo argomento, tant’è che ad esempio per scelta indirizzata alla sostenibilità ambientale non abbiamo installato sistemi di irrigazione nelle rotonde comunali. La crisi che attanaglia in particolare la nostra provincia, non è cosa recente: inizia negli anni ‘80 con l’aumento demografico, poi con i maggiori consumi d’acqua procapite dovuti alla modernità, e infine sempre più predominante i mutamenti climatici, come ci hanno ricordato recentemente anche i professori dell’Osservatorio meteorologico Serpieri dell’Università di Urbino, affermando che la quantità di acqua che cade negli anni più o meno è sempre la stessa, ma ciò che sta cambiando è la distribuzione stagionale delle precipitazioni. Ed è su questi argomenti scientifici che noi amministratori assieme ai gestori del servizio idrico (nella nostra provincia i principali MarcheMultiservizi e Aset) dobbiamo basarci per prendere le decisioni migliori per il nostro futuro prossimo. Ecco perché sono in totale disaccordo con il consigliere regionale Giacomo Rossi quando afferma che i gestori non devono interferire sulle scelte dei sindaci. Niente di più sbagliato e populista, visto che sono proprio i gestori assieme all’ufficio dell’Ato, ad avere contezza dell’argomento, essendo in prima linea e tutti i giorni a gestire oltre 6000 km di tubazioni, sorgenti, acquedotti, invasi, potabilizzatori, derivazioni, insomma dell’intero sistema integrato dell’acqua. Ascoltarli però non significa esserne succubi, e certi imperativi di MMS non aiutano il dialogo. Occorre ragionare tutti assieme per trovare le migliori soluzioni per il nostro territorio, così  si potrà  decidere se programmare la costruzione di uno o più invasi e le dimensioni, o una serie di tanti laghi lungo i principali affluenti, così da mettere al riparo i cittadini dalla mancanza di acqua e dal rischio che la stessa, proprio per la sua scarsità, entri nella logica di mercato alla stregua di un prodotto commerciale. In conclusione, l’unica proposta sensata, e che metterò sul piatto della discussione in Assemblea, è che sia l’Ato a promuovere uno studio terzo (che tanto poi servirà anche per una eventuale valutazione d’impatto ambientale) che analizzi le risorse del territorio e la qualità della gestione idrica svolta dai Gestori (perdite di rete in primis), cosi da individuare le migliori soluzione per il nostro territorio da sottoporre alla decisione finale dei sindaci, gestori e le associazioni (ambientaliste ed economiche) portatori d’interesse, avendo a riferimento anche l’importante opportunità data dal Recovery Plan.

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Pierluigi Ferraro - Assessore Ambiente Comune Montelabbate

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