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“A due passi da casa” è la significativa e importante iniziativa dell’associazione ricreativa culturale l’ARA con sede in Pontedazzo di Cantiano per commemorare i militari Stefano Vitali, Anselmo Bei e Luigi Traversini deceduti al ritorno dal fronte a causa di una slavina verificatasi in località Fontacce il 23 gennaio 1917. Avrà luogo nel sito medesimo dove avvenne la tragedia sabato 25 settembre a partire dalle ore 10.30 col patrocinio del Comune di Cantiano.

La vicenda nel racconto di Valeria Petrelli

Tre nomi, tre giovani anime sognanti, tre militari, partiti per il fronte della prima Guerra Mondiale, assieme a tanti altri, così,… strappati dalla quotidianità, dai loro cari, amici, dalle loro vite di sempre, fatte di semplicità, amori e passioni, risate e canti spensierati, con gli occhi puntati verso un futuro migliore. Bei Anselmo, Traversini Luigi e Vitali Stefano… Ecco i loro nomi, uniti da un unico destino beffardo, inconcepibile, quasi inaccettabile, come un fitto respiro interrotto, a due passi da casa. Era un rigido, quanto maledetto, 23 gennaio del 1917. La guerra stava volgendo ormai al termine, mietendo milioni di giovani vite, caduti senza addii, come teneri fiori, uccisi dalla furia del vento inarrestabile, imprevedibile, feroce, come solo la guerra può essere. I nostri soldati, sopravvissuti allo scempio dei campi di battaglia, grazie alla licenza a loro concessa, in quel giorno, stavano tornando a Cantiano, il loro amato paese. Un lungo viaggio, governato da quella smania irrefrenabile, adrenalinica, nostalgica, da stimolare tutta la forza ed energia per arrivare. Sì… arrivare alle porte delle loro case. Quanto avranno sognato, immaginato nelle loro menti, il momento in cui gli sguardi si sarebbero incrociati con le loro mamme, padri, fidanzate o mogli, con gli occhi pieni di lacrime di gioia. Quanto avranno parlato e riso, tra loro… quante sensazioni di calore nel ritrovare tutto come avevano lasciato, quei pallidi ma vivi ricordi, dove più la strada si accorciava più prendevano colore. Già, i colori delle campagne, i loro monti, cornici della vita di paese, il profumo del cibo fatto in casa, con amore, insomma erano vicini, vicinissimi a quella calda normalità di cui avevano dovuto fare a meno.   In quegli anni gli inverni erano freddi e tempestosi, con copiose nevicate, anche quell’anno non fece eccezione e una vera e propria bufera, sorprese il loro cammino a poche centinaia di metri da Pontedazzo. Chissà, se non trovarono rifugio o furono la smania ed il freddo a spingerli verso la tempesta, ignari del pericolo che stavano per affrontare? Ed è cosi, che nella notte tra il 23 ed il 24 gennaio, proprio al loro passaggio, una valanga li seppellì, all’improvviso, nel silenzio assordante delle notti d’inverno. L’indomani, giunsero a Cantiano altri soldati, i quali chiesero notizie dei tre compagni e del loro arrivo, ma non ebbero alcun riscontro. Il giorno 25, nei pressi del luogo della valanga, fu rinvenuto tra la neve, un tascapane, ma nessuno poteva immaginare a tanto orrore. Passarono così dei giorni, freddi, difficili, infiniti, alimentando angoscia ed ansie per i familiari e non solo, tutto il paese era ormai in preda alla preoccupazione e tutti erano in subbuglio. Il giorno 2 febbraio, iniziarono così le ricerche, concludendosi con straziante esito. Furono ritrovati infatti, ormai privi di vita e come si evince dagli scritti sulla loro storia di Guglielmo Guglielmi e Dante Bianchi“venivano ritrovati insieme con atteggiamento sereno”. Furono così innalzate tre croci, nel luogo del ritrovamento, con i loro nomi, Bei Anselmo, Traversini Luigi, Vitali Stefano, affinché il ricordo di ognuno e la loro sventura, non vengano sotterrati ancora una volta. Tre uomini, tre nomi, tre croci, una storia quasi dimenticata, se non fosse per un uomo di Pontedazzo, Morena Anselmo, che ne mantiene viva la memoria, raccontando questa vicenda con tanto cuore, a chiunque gli chieda delle medesime, le quali le mantiene solenni, alte e pulite, con la consapevolezza ed il rammarico che il tempo, come le sterpaglie, avrebbero coperto o sbiadito questo pezzo di storia quasi incredibile quanto triste. I loro nomi sono riportati anche sulle pietre della memoria, assieme a tutti i caduti di Cantiano nella prima Guerra Mondiale, all’interno della chiesa di Sant’Agostino di Cantiano. Le loro morti non furono provocate dall’odio e dalla barbarie della Grande Guerra, ma da un appuntamento scritto ed irrevocabile con il destino, lo stesso che li rende ancora vivi, attraverso le rievocazioni del loro drammatico epilogo.

Per il supporto ricevuto l’Ara ringrazia

Mar. Ord. Fabio Ventanni comandante della Stazione Carabinieri di Cantiano – Stefano Radicchi – Francesco Guglielmi – Amministrazione Comunale – Unione Montana del Catria e Nerone – Dr. Agr. Maurizio Tanfulli responsabile settore demanio, agricoltura, foreste, ambiente – Anselmo Morena – Peter Santini Simoncelli – Giorgio Sanna

 

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