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C’era una volta un paese ricco di storia, arte e cultura; un paese popolato da 60,4 milioni di abitanti che ogni giorno affrontavano le loro vite andando a lavoro, praticando sport, frequentando scuole, università, punto di ritrovo e di aggregazione. Vi chiederete come una così bella storia con tante buone premesse, possa giungere a un lieto fine. Un lieto fine non c’è  grazie al Governo Conte. Grazie a lui il nostro bellissimo Stato ha conosciuto un drastico stand by. Gente messa al sicuro nelle proprie case limitando la libertà di ogni singolo componente: libera uscita solo per andare a fare la spesa o in farmacia.
Il nostro presidente del Consiglio ha dato lo stop all’intera Nazione quando era ormai troppo tardi  e il virus si era esteso in ogni regione d’Italia. La Lega Fermignano si è messa da parte assistendo allibiti alle manovre non solo del governo a livello nazionale, ma anche a livello regionale con le bravate del presidente della Regione Marche ed ex sindaco di Pesaro: Luca Ceriscioli. È giunto  momento di rompere il silenzio.
A scuola gli alunni sono obbligati a studiare la storia; i presidenti del Consiglio non possono esimersi dal prendere in considerazione la storia politica del proprio Stato. Ogni presidente è chiamato a dirigere la politica generale mantenere l’unità di indirizzo politico e amministrativo promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri. Per svolgere tale compito non può esimersi dallo studio della storia politica del Paese per promuovere interventi sempre più specifici per la risoluzione di problematiche così rilevanti come la diffusione di un virus. Si potrebbe affermare che con il senno di poi, sono tutti bravi a prendere decisioni, ma la posta in gioco era troppo alta per non analizzare le decisioni prese anni prima sempre in tema coronavirus.
Nel 2002 con la diffusione di un altro ceppo virale appartenente alla famiglia dei coronavirus (Sars) il Ministro della salute Girolamo Sirchia aveva convocato urgentemente i Ministri della sanità dell’Unione europea affinché tutti assumessero linee comuni di controllo nei confronti dei viaggiatori che provenivano dalle zone a rischio. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi aveva annunciato una serie di misure atte alla riduzione dei rischi della diffusione del virus. “Non mi sembra che ci sia allarme. Si tratta semplicemente di prendere le precauzioni convenienti” aveva affermato il premier. Negli aeroporti internazionali di Malpensa e Fiumicino erano stati effettuati controlli da parte dei carabinieri dei Nas. “Insieme al personale della sanità degli aeroporti – aveva spiegato il generale Gennaro Niglio, comandante dei Nas – effettuano ispezioni e controlli sui passeggeri che provengono da aree a rischio”. Negli annali della storia politica del 2002 vi era scritto a chiari lettere di non dover trascurare in una successiva epidemia, il controllo della temperatura corporea di tutti coloro che rientravano in patria. Allo stato attuale, nel 2020 con il Covid.19, si è solo pensato allo scanner con semplici termometri per individuare la presenza o meno di un innalzamento della temperatura corporea. L’intervento necessario da mettere in atto a tutela del cittadino italiano, comportava lo spiegamento di tutte le forze dell’ordine nei maggiori aeroporti internazionali isolando tutti i cittadini entranti in Italia in un edificio specifico per la quarantena. Grazie a questo intervento si sarebbe evitata l’attuale pandemia. La situazione si è fatta critica sotto ogni punto di vista. Il nostro presidente del Consiglio trascorre il suo tempo di quarantena emanando a gogò decreti che vengono comunicati ancor prima di essere stati firmati dalle autorità. Un esempio di tutto questo scempio risale al 7 marzo. Una fuga notizia informava i cittadini che a breve sarebbe uscito un decreto nazionale che imponeva  divieto di spostamenti da regione a regione. La fuga di notizia avvenuta nella tarda serata del 7 marzo ha comportato una affluente migrazione dei lavoratori residenti al nord nelle regioni di appartenenza nel sud Italia. Sono bastati solo cinque minuti per generare caos alla stazione dei treni di Milano. Tutto ciò ha comportato un proliferare del virus in regioni fin ora prive di contagio. L’effettivo comunicato stampa del decreto è giunto tramite i mass media, solo nella giornata dell’8 marzo con su scritto come data di attuazione di quest’ultimo il 10 marzo. I cittadini italiani hanno avuto a propria disposizione ben 72 ore per potersi muovere senza incorrere in alcuna barriera.
Il presidente del Consiglio Conte non prendendo i giusti provvedimenti sin dall’inizio, ha messo in crisi non solo l’ economia dell’intero Paese, la sanità ma anche la salute psichica di cittadini che si sono ritrovati agli arresti domiciliari accrescendo paure e fobie. I social media hanno e stanno avendo in tutto ciò un ruolo rilevante. Si è passati da una sensibilizzazione del prossimo ad un allarmismo generale generando intolleranza ed odio tra i cittadini stessi. Ormai sui maggiori social media vi pubblicano denunce con tanto di foto dei trasgressori, video e molte fake news di ogni genere. Alto è il numero dei cittadini che risentono di tutto ciò: c’è chi adotta come tecnica di difesa la negazione cercando di continuare a vivere nella “normalità “, chi si deprime rinchiudendosi nelle quattro mura di casa ascoltando da mattina a sera Tg, chi trascorre il proprio tempo libero denunciando le irregolarità del prossimo e chi sviluppa idee suicide per la paura di venire contagiati e morire. L’idea che si ha del nostro bellissimo Paese è quella del caos più assoluto. La rabbia sale ancor di più ai cittadini della regione Marche se si soffermano a pensare alla magra figura fatta dal presidente Luca Ceriscioli. Sono stati costretti ad assistere ad un vergognoso ed infantile scambio di idee tra il sovracitato e il presidente del Consiglio. Entrambi non curanti del grave problema che si andava diffondendo in tutta la Nazione, si sono concentrati in un acceso dibattito inerente la decisione di chiudere o meno le scuole. Fatto sta che tutto questo tempo mal gestito ha portato il diffondere del virus al di fuori degli istituti scolastici mettendo a rischio la salute di tutti. Non si è certi di questo ma alla Regione Marche, dopo questi episodi di scontro, è stata devoluta una somma poco cospicua di denaro a sostegno dei comuni e delle famiglie della provincia di Pesaro/Urbino. La Lega confida nell’ipotesi che questa possa essere solo una prima fase di intervento economico. Il Comune di Fermignano ha a disposizione solo 55 mila euro per le loro famiglie in difficoltà. È  inammissibile poter accettare l’idea che una regione e una intera nazione possa essere gestita da uomini così poco lungimiranti e senza attributi. La Lega rimane pertanto a disposizione di cittadini e comuni per ogni necessità data dalla situazione.
Lega Pesaro Urbino
 responsabile alle comunicazioni Elisa Mischianti -coordinatore Mirco Toccacieli

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