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RICEVIAMO VIA EMAIL E PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI UNA SIGNORA DEL TERRITORIO CHE HA PREFERITO RIMANERE ANONIMA
Si sente sempre parlare della discriminazione delle donne, soprattutto nel mondo del lavoro, che decidono di diventare madri, ma nessuno mai parla della discriminazione non solo lavorativa ma anche sociale delle donne che non possono o non vogliono avere figli. Io faccio parte della seconda categoria, sono una di quelle donne che ha scelto di non avere un bambino, e per questo, più di una volta, sono stata etichettata come strana, egoista, immatura, o peggio ancora compatita perché sicuramente qualcosa che non mi funzione nella testa ci deve essere per forza. A livello lavorativo forse è anche peggio: nessuno ti giudica o ti sprona ad avere figli, per carità, però non è contemplato che tu abbia una vita fuori dall’ufficio. Io non ho goduto del congedo di maternità, io non ho goduto di un orario ridotto per l’allattamento, io non ricevo comprensione se devo prendere un permesso o chiedere un giorno di ferie. E poco importa se sono figlia unica di due genitori anziani che, andando avanti con l’età, hanno sempre più bisogno di me. La mamma ha il diritto di correre dal proprio figlio, fosse anche per portarlo a giocare a calcio. La figlia anche ha il diritto di prendere un permesso per i propri genitori anziani, ma che sia uno o due al mese, non di più, perché poi esageri, perché forse è il caso che tu ti faccia aiutare da una badante, dai servizi sociali…. Se oltre ai genitori anziani, a non volere figli, hai anche un animale domestico che ami con tutto il cuore apriti cielo! Sei così tanto legata al tuo cane o al tuo gatto solo perché non hai figli, perché se avessi figli li faresti morire di stenti o di malattia fregandotene altamente. Queste sono le discriminazioni subdole che vivo ogni giorno. Questa è la voce di una donna che ha fatto una scelta impopolare e poco o tanto la paga.

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