Pozzo del Burano (foto d'archivio)
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Pozzo del Burano (foto d’archivio)

«I sindaci di Cagli e Cantiano hanno mostrato la loro condivisibile avversità all’aumento non comunicato del prelievo dal pozzo Burano (foto) a fine agosto da 200 a 300 litri al secondo – interviene il Gruppo Progetto Acqua -. In realtà ci piacerebbe sapere chi è l’ente che ha preso quella decisione. Chi è responsabile sui prelievi e sul controllo delle pressioni non si è ancora saputo: Ato, Regione o altri? Sarebbe bene effettuare controlli più approfonditi sui prelievi acquiferi compreso il pozzo di Sant’Anna del Furlo a Fossombrone». Sta emergendo «che si sono formati depositi algali nei bacini della nostra provincia conseguenti all’eutrofizzazione. Per attenuare il problema si diluisce l’acqua con quella pregiata del pozzo del Burano». Era stata promessa ma non mantenuta la richiesta di pubblicare i dati periodici sulla quantità di acqua prelevata e ancor più quelli relativi alla pressione, dato fondamentale. «Quanto si è appreso dalla stampa riguardo l’aumento del prelievo di acqua dal pozzo del Burano preoccupa anche noi per quanto riguarda il pozzo del Sant’Anna, dove ci auguriamo non sia successa la stessa cosa – commenta Marco Bartoli consigliere delegato all’ambiente a Fossombrone, – sono state fatte tante riunioni Ato per ribadire quanto siano importanti e strategiche tali acque, il loro utilizzo è stato autorizzato per motivi di emergenza idrica ed eventuali variazioni del prelievo, se necessarie, vanno come minimo anticipate e spiegate ai sindaci. Ritengo opportuno che venga convocata una riunione ATO al fine di chiarire quanto accaduto, oltre a valutare il proseguimento dei prelievi dai pozzi Sant’Anna e Burano stessi dato che, alla luce degli ultimi eventi meteorici, l’emergenza potrebbe anche essere in parte rientrata». Più che mai attali le annotazioni del geologo Giampaolo Baldelli, da decenni acuto osservatore delle sorti del Metauro. Rispolvera vecchi documenti e chiede «dove sono finiti gli studi eseguiti dal 1996 al 2006, quando il pozzo del Burano venne monitorato costantemente con aperture mirate e programmate per verificarne le conseguenze: il tutto annotato, registrato e consegnato. Un capitolo a parte meriterebbe il piano degli interventi, rimasto inevaso, ad opera della Provincia addirittura nel 2007». Il timore degli osservatori indipendenti è che finisca con il prevalere come sempre il muro di gomma. C’è anche chi spera che quanto successo di grave non venga insabbiato segnalando l’accaduto all’autorità giudiziaria.

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