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di Anna Maria Polidori

Il coreografo di Notre-Dame de Paris che sarà rappresentata dal Balletto di Milano questo 14 gennaio alle 21 al teatro di Cagli, Stéphen Delattre ci ha concesso un’intervista. Gli abbiamo chiesto qualche cosa in più su questo lavoro teatrale che sta suscitando così tanta curiosità attorno a sé, perché è una storia sempre attuale e perché entriamo magicamente, per una sera, nella Parigi più reale. “Sono francese e per me il capolavoro di Victor Hugo è speciale. Uno dei libri più importanti della letteratura francese e non solo: sento una profonda connessione perciò, con la storia sebbene abbia voluto riportarla in vita attraverso i suoi personaggi aggiungerci un tocco di modernità” comincia a raccontare Stéphen.

“Penso che le tematiche sollevate da questo libro siano tutt’oggi molto attuali perché ancora non superate. Il luogo, la religione, l’influenza delle persone nella società, l’esteriorità e l’interiorità. Prendiamo ad esempio Quasimodo, rigettato dagli altri per il suo aspetto esteriore. Per me è stato importante rimanere fedele al libro e all’atmosfera descritta dall’autore trasportando Esmeralda e Quasimodo attraverso lo spazio e il tempo adattando alcune situazioni per esprimere il messaggio danzato. Sempre seguendo il libro”.

Ma quali i più importanti cambiamenti? “Per esempio al termine del primo atto Phoebus viene ucciso mentre nella versione originale ha una sorte diversa, in quanto sposerà Fleur-de-Lys. Per Quasimodo poi ci sarà un piccolo amico immaginario, qualcuno che supporterà il romantico passo a due tra Esmeralda e Quasimodo”.

Il libro. “Hugo punta l’attenzione sulla manipolazione, sulla religione, così che la gente possa essere strumentalizzata. Una situazione, questa che ritroviamo ai giorni nostri. Siamo manipolati dai media, dai politici, perfino dalla religione quando collegata, certo in maniera molto diversa dai tempi di Quasimodo alla politica e al potere meno schietto”.

Come ha tracciato il personaggio di Esmeralda? “Esmeralda è una creatura libera, appassionata. Non rispetta le regole. Balla a piedi nudi davanti alla cattedrale, legge il futuro alla gente, è naif e ribelle al tempo stesso. Una lottatrice, una tigre, molto simile a un uccellino. Ha 16 anni, Quasimodo ne ha 20. All’inizio della storia sarà estremamente gioiosa e felice, ma quando nel secondo atto sarà accusata da tutti della morte di Phoebus cadrà distrutta, devastata. Il corpo di Phoebus è tra le sue mani. Non troverà più pace. Sente su di sé la vergogna che le viene gettata dalle malelingue: tutti pronti a puntare il dito contro di lei. Da qui in poi ci sarà un crescendo sempre più profondo. Tornando a Phoebus, per lui amare Esmeralda sarà impossibile per come è stato educato a ricercare nella vita una persona. In un “solo” ci sarà un crocifisso con Gesù e piano piano Esmeralda verrà trasposta all’immagine del figlio di Dio. Verrà vista come una nuova divinità, proprio perché uno spirito distante da tutti gli altri. Inarrivabile”.

La figura di Quasimodo. “Quasimodo è attratto di sicuro da Esmeralda. Leggo attraverso il balletto questo rapporto come quello tra un fratello e una sorella. Nella mia versione il loro è un amore platonico: un amore impossibile. Per Esmeralda sono tutti amori impossibili. Phoebus sposerà un’altra donna. Penso che gli amori impossibili ci restituiscano sontuosità: veda quel che accade a Romeo e Giulietta. In questa versione di Notre-Dame de Paris c’è una diversa forma di amore in cui si evincerà sempre l’impossibilità di una storia affettiva importante ma soprattutto reale per una ragione o per l’altra. Lo trovo molto eccitante e interessante”.

Quasimodo e la bruttezza. “Quasimodo ci pone a diretto confronto con la nostra esteriorità e interiorità. Quasimodo non è bello, certo, ma non è affatto brutto interiormente. Viene semplicemente rigettato dalle persone per la sua esteriorità. Questo scansarlo, metterlo da parte causerà un effetto dirompente, simile a quello di una bestia ferita sebbene Quasimodo sia tutt’altro e questa reazione dovuta all’azione di terzi. Di chi non lo vuole”.

Questa versione di Notre-Dame de Paris è una sua creatura. “Sì. Poi sono stato contattato da Carlo Pesta presidente e direttore artistico del Balletto di Milano per una versione con diversi costumi e un riadattamento di altre parti. Creda, è bello condividere il lavoro. Dal libro alla trasposizione in balletto passando dalla mia versione e infine, a quella che vedrete voi. C’è nuova vita”.

Stéphen adesso ci dica qualcosa di lei. “Sono nato in un piccolo paesino nel sud della Francia Seyne-sur-Mer situato tra Marsiglia e Nizza, ma ormai viaggio ogni giorno raffrontandomi con prospettive sempre nuove e internazionali”.

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Come è nata la passione per la danza? “A dire il vero a 8 anni studiavo pianoforte però sentivo il bisogno di danzare, fare qualcosa a livello più fisico. All’inizio mia madre obiettò: ma dài, la danza è uno sport per ragazzine. Mi impuntai. C’è tanto nella danza: attività fisica, esprimi te stesso e crei. È una forma d’arte. Offre un buon bilanciamento, direi. Comunque, a 11 anni sono andato in una scuola privata, l’Ecole Nationale Supérieure de Danse diretta da Roland Petit e, semplicemente, mi sono innamorato di questo mondo”.

Come ha scoperto la coreografia? “La coreografia c’era da prima della mia entrata nel mondo del balletto. Volevo creare. Sono sempre stato un creativo. Volevo imparare a danzare per poi completare me stesso. La mia prima vocazione è sempre stata la coreografia e a quella dò la priorità. Si figuri che la prima volta che ne ho fatta una avevo 13 anni! Mi trovavo nella scuola di Roland Petit e dovevamo preparare il saggio di fine anno quando lui stesso mi chiese di occuparmi di questa versione di Pinocchio e Geppetto. Petit un giorno disse agli altri: “Ho questo ragazzino che ha voglia di cimentarsi nella coreografia”.

E poi? “Da ballerino ho sempre comunque coreografato. Ho partecipato a molte competizioni internazionali inclusa quella di Hannover che è la più grande d’Europa dove ho vinto il premio della critica e poi a tantissimi altri eventi in Corea, Cina. Nel mio tempo libero imparavo sempre cose nuove e a mettere insieme questo e quello per le coreografie. Sono cresciuto un passo alla volta con piccoli lavori, e poi ho fondato la mia compagnia la Delattre Company in Germania. Ha già 11 anni e organizziamo molti shows, facciamo tanti tours in giro per il mondo. Sono fortunato ad avere così tanto supporto dai miei ballerini. Ho smesso di danzare circa 7 anni fa e questa nuova realtà ha permesso che il passaggio dal balletto alla coreografia fosse il più naturale possibile”.

Chi o che cosa le dà ispirazione? Ha un suo modello? “L’ispirazione deriva da tanti fattori: ci sono coreografi che rischiano molto, altri che ti attirano per la tecnica, il carisma, il fisico: chi è ammirevole perché sa mescere bene elementi nuovi con altri più classici. Non ho però un’ispirazione o un modello di riferimento. L’ispirazione viene da altri eventi. Quando cammino per strada posso vedere situazioni che stimolano la mia immaginazione. L’ispirazione è qualcosa che ha più a che vedere con la quotidianità della persona, di ciascuno di noi. Comunque, per farle un nome, Sylvie Guillem era una ballerina che spazzava via ogni regola, e è di grande ispirazione per tutti noi. Mi faccia menzionare Roland Petit, che ho conosciuto quando ero piccino. Lavorare con questa grande stella del panorama internazionale è stato bellissimo però penso che ciascuno di noi abbia il proprio modo di vedere le cose, e che sia influenzato da vari fattori e ispirato principalmente da sé stesso e dalla sua interiorità”.

La sua famiglia era creativa? “Per niente. Il babbo è un elettricista la mamma lavora in una farmacia. Non ho amici o parenti artisti. È scaturito tutto da me. Fin da quando ero piccino amavo travestirmi, mettere abiti diversi dai soliti e mi piacevo la musica. Ormai, certo, sono circondato da tantissima arte e cultura”.

Hobbies? “Non ho tanto tempo libero però mi piace viaggiare, mangiare in un buon ristorante, guardare un film in tv, trascorrere del tempo con la famiglia e i miei amici bevendo un drink insieme a loro. Se devo proprio ricaricarmi passeggio in una foresta. Adoro il fashion e apprezzo tutto quello che mi riconnette a una realtà di pace: pittura, scultura, musei, attività che mi completano permettendo al tempo stesso alla mia persona uno sviluppo interiore ulteriore”.

Nel 2021, Stéphen è diventato Cavaliere delle Arti e delle Lettere, un importante riconoscimento che il Ministero della Cultura Francese concede a chi ha saputo distinguersi con lode nel corso degli anni con il proprio operato. Grande è la sua connessione con l’Italia che lo ha premiato in passato e che gli dona ogni anno molti ballerini per la sua compagnia.

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