di Anna Maria Polidori
Il Balletto di Milano che sarà a Cagli sabato 14 gennaio (domani ndr) con Notre-Dame de Paris coreografie di Stéphen Delattre è la più attiva compagnia d’Italia dopo quella della Scala spiega il presidente e direttore artistico Carlo Pesta. “Solo quest’anno abbiamo in programmazione 160 spettacoli. Sono shows pensati per i grandi teatri, i nostri. Prima ci trovavamo agli Arcimboldi, ora siamo tornati al Lirico Giorgio Gaber che è stato realizzato sempre da Giuseppe Piermarini, lo stesso architetto della Scala. La Scala venne inaugurata nel 1778, il Lirico nel 1779. Ho lavorato tantissimi anni alla Scala quindi torno con vivissimo piacere al Lirico”. La Compagnia… “Portiamo Milano nel mondo. Ora siamo in Italia ma il 23 saremo al Cairo. Poi Stati Uniti, Canada…abbiamo una fittissima agenda di spettacoli in tutto il mondo”.
Le produzioni “Sei in tutto, con 42 dipendenti di cui 28 ballerini tra fissi e stagionali. Pensi che ne abbiamo sostituiti di recente otto e abbiamo ricevuto 564 candidature. La metà dei nostri danzatori sono diplomati alla Scala però abbiamo un giapponese, uno svedese, un francese di Parigi, una ragazza di Barcellona. La compagnia ha un forte tocco internazionale”.
Il repertorio “Diversi i filoni come il genere neocolassico attualizzato, l’attualizzazione di repertori classici. Siamo sempre alla ricerca di storie nuove. La nostra filosofia è quella di offrire uno spettacolo innovativo. Nessuno dovrà dire una volta uscito da teatro: è stato il solito Schiaccianoci per farle un esempio. Abbiamo ambientato quello spettacolo negli anni ’20, però gli spettatori ritroveranno gli elementi che tanto lo caratterizzano: neve, albero di Natale, scarpette a punta. Però…Vogliamo offrire al tempo stesso agli spettatori originalità”.
Notre-Dame de Paris sarà sabato a Cagli “Avevo visto lo spettacolo di Delattre. Lo abbiamo ripensato, rifatto tante cose ma il gusto coreografico è rimasto. Le vendite dei biglietti sono un successone. Il Balletto di Milano è un’eccellenza”.

Parliamo della Russia. La sua compagnia è stata la prima ad aver danzato al Bolshoi nel 1999. Come ha fatto ad arrivare fin lì? “Guardi, le comincio col dire che nel 2022 abbiamo dovuto cancellare 42 spettacoli che avevamo in programmazione in Russia per via di tutto quel macello. Sono un ballerino. Adesso (sorride) ho 60 anni e 15 chili in più. Ho studiato alla Scala, ci sono entrato nel 1972 ma gli ultimi due li ho fatti al Bolshoi di Mosca, dal 1979 al 1981. Avendo studiato lì, avevo i miei contatti. Divenne sovrintendente del teatro Bolshoi Vladimir Vasiliev, un genio del balletto russo. Lo conoscevo bene. Insisteva: ‘La tua è l’unica compagnia che potrebbe danzare qui’. Ci invitarono. Oh, fu meraviglioso. Facemmo cinque spettacoli, tutti sold-out. Una cosa mai vista”. Il Balletto di Milano ci è poi tornato nel 2011 anno delle celebrazioni della cultura Italiana in Russia e da allora è stato una presenza costante.
Vede differenze tra la nostra danza e quella dell’est? “Guardi: la danza è nata in Italia. Il primo maestro è stato un italiano, Gian Battista Lulli: poi quando lo chiamò a corte Luigi XIV lo naturalizzò francese e divenne Jean-Baptiste Lully. Ma, chi ha codificato il balletto, rimasto esattamente come l’ha descritto lui è stato il maestro Cecchetti. No, trovo semmai che se vedessi in giro per il mondo molti più italiani, molte più compagnie delle nostre, penso a quelle di Roma così prestigiose, non sarebbe male. Sì: vorrei vedere italiani ingombranti ovunque, perché creda, dovunque andiamo nel mondo ci stendono tappeti rossi”.
Intanto Il Balletto di Milano è diventato Ambasciatore della Danza nel Mondo. “Un onore. E personalmente insegno all’Università degli Studi di Milano Storia della Danza e Scienze Teatrali così come tengo seminari in altri istituti di cultura sulla danza”.
La stagione teatrale non è terminata “No, abbiamo proposto la metà dei nostri spettacoli. E sono tutti sold out. Al Verdi di Firenze abbiamo dovuto aggiungere una pomeridiana.
Chi ha fondato il Balletto di Milano? “Aldo Masella, nel 1980. Continua ad essere il nostro presidente onorario. Di recente ha pubblicato un nuovo libro. 92 anni e non sentirli! Deve aver fatto un patto con il diavolo!
Lei quando è subentrato? “Dal 1998 e appena ho preso in mano il Balletto di Milano non ho avuto dubbi: saremmo andati ovunque. La compagnia sarebbe diventata internazionale. Conosciuta in ogni angolo della Terra.






















