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Luci spente nelle case di baristi e ristoratori, stasera dalle 21.30 alle 21.40. Chi sente il lavoro sfuggirgli tra le mani, ha scelto per questo messaggio proprio la sera del Primo Maggio, la festa dei lavoratori. Aderiscono all’iniziativa le partite Iva dell’Horeco (settore alberghiero e ristorazione), ma una nota diffusa dagli organizzatori nel pomeriggio odierno affermava che anche alcune amministrazioni comunali erano pronte a testimoniare vicinanza alle ragioni della protesta, oscurando alcuni luoghi simbolo: a Fano piazza 20 Settembre, con il teatro della Fortuna; a Pesaro piazzale della Libertà; a Fossombrone il corso Garibaldi; tutte le piazze di Colli al Metauro e così via. «Un gesto semplice ma potentissimo – prosegue la nota degli organizzatori – per manifestare contro chi, con scelte scellerate, sta oscurando le nostre aziende. Ribadiamo con un gesto pacifico quanto il nostro settore sia in difficoltà e quanto il comparto dell’ospitalità sia il motore dell’economia italiana. Un gesto carico di valore contro chi rischia di far chiudere per sempre le nostre attività a causa di misure economiche inefficaci. Un gesto che vuole parlare al Governo, ancora una volta, perché se fallisce il nostro settore, l’Italia si spegne». La manifestazione s’intitola: Oggi Primo Maggio spegniamo l’Italia per difendere il nostro lavoro. È lo slogan scelto dal Movimento nazionale impresa ospitalità, che ha nel suo direttivo quattro rappresentanti di #Ristoritalia, il movimento di imprenditori Horeca nato a Fano e poi ampliatosi a tutta la regione. Ma la protesta delle luci spente, come quella recentissima delle insegne accese, coinvolgerà operatori di settore in tutto il Paese. I quattro rappresentanti della nostra provincia sono Mario Di Remigio, Stefano Mirisola, Lucio Pompili e Giorgio Ricci. All’inizio della settimana ristoratori e baristi hanno consegnato le chiavi di circa 400 attività nelle mani dei rispettivi amministratori comunal: «Finora – avevano spiegato gli organizzatori dell’iniziativa simbolica – l’azione del Governo si è dimostrata tardiva ed insufficiente. Ci è stata promessa liquidità e non ci sono arrivate neanche le dovute garanzie. Quando si parla di fase due o fase tre, sono contemplati parametri insostenibili: aprire con il 30-40 per cento dei ricavi e il 100 per cento dei costi. Per i locali di pubblico spettacolo la data della riapertura non è nemmeno all’orizzonte».

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