carne
iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli
legno

Dopo un’attenta valutazione di tutti gli aspetti che coinvolgono questo progetto, e ragionando con il resto della Giunta, ci siamo convinti che il sito in questione non è idoneo allo scopo prefissato dai proponenti. E non è solo una questione puramente paesaggistica, sanitaria e disagio veicolare dovuto agli oltre 50 camion al giorno che si aggiungerebbero al già critico traffico esistente. Purtroppo, la nostra società capitalistica ha ancora bisogno di discariche, non avendo ancora raggiunto un livello di sviluppo tale da non produrre più rifiuti indifferenziati e quindi nel breve periodo si ha necessità di seppellirli, peggio sarebbe incenerirli, ma ciò non significa che dobbiamo avallare un progetto che ha una vita temporale di 25 anni, più altri 30 di controllo post chiusura. Significa costringere tutti noi a non evolvere verso una società a Rifiuti Zero. L’unico modello vincente che dobbiamo perseguire è l’economia circolare, percorso ben avviato a livello di Enti comunali raggiungendo negli ultimi anni buoni risultati di raccolta differenziata (nella nostra provincia abbiamo superato abbondantemente il 65%), sforzo che però viene in parte vanificato a causa del sistema di raccolta imposto da MMS nella nostra Provincia (che permette un’alta percentuale di raccolta differenziata ma sembra di scarsa qualità) e la commercializzazione di prodotti che sono difficilmente differenziabili e che, oltretutto, per crearli provocano una rilevante produzione di scarti, gli stessi che poi devono finire in discariche progettate ad hoc, come quella pensata a Riceci. Infatti, la discarica in oggetto non è a servizio dei rifiuti domestici, ma nasce allo scopo di seppellire scarti di lavorazione delle attività produttive, cioè delle aziende.

Ho analizzato i dati – forniti su mia richiesta da Arpam che ringrazio – di tutti i rifiuti speciali prodotti dalle nostre aziende provinciali. Emergono dei numeri inquietanti. La produzione annua è pari a 470 mila tonnellate quindi, il doppio rispetto alle 200 mila previste nell’impianto di Riceci. Ma c’è di più, affinando l’analisi e circoscrivendola alla tipologia dei rifiuti selezionati per essere collocati a Riceci, la discarica coprirebbe appena il fabbisogno provinciale, che per quei rifiuti è di circa 185 mila tonnellate l’anno.

Questa valutazione mi permettere di sostenere che i dettami dell’economia circolare non potranno concretizzarsi, fino a quando i produttori di beni di consumo non modificheranno gli attuali modelli di produzione, che devono tendere a beni più durevoli nel tempo, maggiormente riciclabili, al fine di minimizzare gli scarti durante la fase di produzione. Con questo nuovo approccio ne guadagneranno gli industriali per primi, considerato che lamentano gli alti costi di gestione dei rifiuti, la salute dei cittadini e l’ambiente, che non è a servizio dei soli umani, ma di tutti gli esseri viventi. Dire NO a Riceci, deve invitare a fare una riflessione sul modello socio-consumistico attuale per cominciare a lavorare tutti assieme per riconvertirlo, ricordando che, se ora riusciamo a salvare questi nostri meravigliosi crinali, sappiamo che ne stiamo mettendo a rischio altri. Ecco perché occorre individuare un’area già compromessa all’interno di zone industriali antropizzate e di dimensioni ridotte, che significa pochi anni di sfruttamento, unico Piano B attuabile.

scarpe firmate
Pierluigi Ferraro - assessore Comune Montelabbate

 

scarpe moda
irish pub cantiano
moda donna
arredamento interno