
L’unico emendamento auspicabile sarebbe stato quello sulla soppressione dell’intera proposta di legge della giunta per modificare la legge in vigore sulla prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo. Come si fa infatti a parlare di prevenzione senza ridurre l’esposizione ai fattori di rischio? Il Disturbo da Gioco d’Azzardo è correlato indiscutibilmente alla diffusione e accessibilità dei servizi d’azzardo. Sarebbe stato una dimostrazione di coraggio da parte della maggioranza inserire in legge la clausola valutativa o impegnarsi con la presentazione di un ordine del giorno a verificare se questa legge avrà ridotto i consumi o li avrà aumentati, perché la Regione può legiferare in questa materia solo per difendere la salute, non certo per esporla maggiormente. Ecco perché è un errore diminuire le distanze tra i locali da gioco e i luoghi sensibili: 200 metri sono una distanza poco rilevante se la si considera una distanza di protezione. Come le sei ore di interruzione risultano insufficienti a tutelare gli orari di ingresso e uscita da scuola e lavoro, il pranzo e la cena, il riposo notturno, infatti ci sono locali aperti 24 ore al giorno. Sarebbe anche etico affermare che tutti i luoghi di educazione sono luoghi sensibili, comprese le scuole dell’infanzia i cui bambini sono accompagnati da genitori e nonni che possono essere anch’essi in fascia vulnerabile. In ultimo, voler contemperare gli interessi economici con la tutela della salute è una colossale idiozia perché la tutela della salute è costituzionalmente sovraordinata. La destra che un tempo faceva la guerra alle dipendenze, ora ci fa cassa: basti pensare che nel decreto per l’Emilia Romagna hanno previsto il gioco d’azzardo per finanziare la ricostruzione.
Marta Ruggeri, capogruppo M5S in consiglio regionale





















