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Se a distanza di otto anni il Papa ha sentito la necessità di tornare sui temi affrontati con l’Enciclica Laudato Sì con una recente esortazione ribadendo che non è l’uomo e la sua tecnologia al centro di tutto, ma il Creato di cui l’uomo è parte fondamentale ma non esclusiva, c’è da essere preoccupati perché non tira una bell’aria per l’ambiente. Altresì, perché il Papa scrive di essere costretto a fare queste precisazioni a causa di certe opinioni sprezzanti e irragionevoli  che si trovano anche all’interno della Chiesa cattolica. Chissà come la pensano i frati trappisti di Frattocchie (Roma) rispetto al riscaldamento climatico e alla perdita di biodiversità e se rientrano anch’essi tra i negazionisti o gli scettici. Di certo non sono preoccupati per il consumo di suolo e la conservazione del paesaggio storicizzato se vogliono per forza costruire un nuovo monastero di 2400 mq. e 9500 m3 su una collina coperta da vincoli (idrogeologico, paesistico, di dorsale, di versante, area di interesse archeologico), al cui apice c’è già un monastero semivuoto capace di accoglierli tutti. Tuttavia il punto nodale non è l’approccio alle problematiche ambientali dei frati, ma il privilegio che la Giunta guidata da Seri ha deciso si riservargli, concedendo solo a loro di costruire un casermone in un luogo in cui ad altri cittadini non è giustamente concesso neppure di spostare un mattone. A sostegno della variante ne abbiano sentite di belle: aumenterà il silenzio e la spiritualità, saranno coltivati dei terreni altrimenti lasciati al degrado, il nuovo monastero rappresenta una straordinaria opportunità per il turismo religioso. A queste considerazioni rispondiamo che per ottenere maggiore silenzio basterebbe abbassare la classificazione acustica della zona e fare i controlli, che la spiritualità non cresce in proporzione di metri cubi dei luoghi di culto, che i terreni erano coltivati anche prima che i frati ne acquistassero la proprietà. Pretestuose sono parimenti le argomentazioni di Fanesi che sostiene che il nuovo monastero sarà edificato sui resti di un luogo di culto del XI secolo, come se ciò fosse una valida giustificazione per una scelta urbanistica discriminante.  Piuttosto Fanesi ci dica perché la notizia del rinvenimento di numerose fosse scavate nella roccia arenaria per la conservazione di derrate alimentari l’ha data ben un anno e mezzo dopo i lavori di scavo (ancora visibili da Google Earth). Chiarisca inoltre se la variante rispetta la L.R. 22/2011 che dispone che “non possono essere adottati nuovi PRG o varianti ai PRG vigenti, …omissis.., che prevedono ulteriori espansioni di aree edificabili in zona agricola nei Comuni che non hanno completato per almeno il 75 per cento l’edificazione delle aree esistenti con medesima destinazione d’uso urbanistica”. Al terzo tentativo il Consiglio Comunale forse troverà la maggioranza per approvare la variante (magari con i volti dell’opposizione!), ma noi continueremo in nostro impegno per la tutela del paesaggio agricolo fanese, contro qualsiasi tentativo di sfruttamento che non sia a beneficio dell’intera collettività e a salvaguardia delle future generazioni.

La Lupus in Fabula - Il consiglio direttivo

 

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