iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli
legno
carne

Un paio di settimane fa, con grande risonanza mediatica, si è tenuta a Frontone una conferenza stampa dal titolo “Ripartiamo dal Catria”, con la presenza dell’on. Carloni, presso la sede dell’Azienda Speciale Consorziale del Catria. Lo scopo era quello di presentare il progetto dell’A.S.C.C. che si è aggiudicata 50.000 dei 500.000 messi a disposizione del Ministero dell’Agricoltura per il cd. Decreto Legna voluto fortemente dal deputato. Questo decreto mira a promuovere l’attività di raccolta del legname depositato naturalmente nell’alveo dei fiumi, dei torrenti, sulle sponde di laghi e sulla battigia del mare, in seguito a eventi atmosferici o meteorologici, mareggiate e piene, con la finalità di contenere i consumi energetici, di promuovere la produzione di energia dalla biomassa legnosa e l’autoconsumo, nonché di prevenire il dissesto idrogeologico nelle aree interne, nel rispetto della normativa vigente in materia ambientale. È escluso il taglio, abbattimento, danneggiamento e/o sradicamento di piante vive, secche o deperienti in piedi o adagiate, ma ancora radicate. I beneficiari sono gli imprenditori agricoli e forestali, i lavoratori agricoli, i pensionati e le organizzazioni agricole.

Secondo Carloni questo provvedimento era necessario perché fino al marzo 2023 assurde regole burocratiche impedivano la raccolta della legna ai privati cittadini e li esponevano al rischio di sanzioni. Ovviamente essendo un’attività che ricade sul Demanio e che comporta il prelevamento di legname di proprietà pubblica, finora era regolata da alcune procedure, ma non preclusa. Infatti, nella Provincia di Pesaro ed Urbino bastava recarsi presso gli uffici di Viale Gramsci e dopo la compilazione di un modulo, i richiedenti (in genere pensionati) venivano, seduta stante, autorizzati. Dalle 300 domande di qualche anno fa, oggi siamo a circa 150 richieste all’anno. Ora, sembra, che l’A.S.C.C. voglia far diventare la raccolta della legna trasportata dalle piene una filiera per produrre cippato o combustibile per piccole centrali a biomasse. Una ipotesi alquanto improbabile a meno che si speri che l’alluvione del 15/9/22 avvenga ogni anno oppure si taglino gli alberi in piedi, devastando i residui boschi ripariali. Di certo non sarà con i 500.000 euro finiti nelle tasche di Coldiretti e di 8 aziende agricole del settore forestale che si frenerà il dissesto idrogeologico. Per evitare che le piogge torrenziali creino danni ed anche vittime è urgente una diversa gestione dei suoli agricoli e forestali. Occorre ridurre drasticamente i tagli a raso dei boschi, con il tradizionale sfruttamento a ceduo, ed evitare l’eradicazione di alberi per realizzare infrastrutture come gli impianti da sci. Infatti è scientificamente provato che i boschi di alto fusto trattengono maggiormente la forza erosiva delle piogge riducendo la velocità di corrivazione e quindi la pericolosità delle piene. Inoltre, solo con l’alto fusto si può attivare una remunerativa filiera del legno da opera salvaguardando le funzioni ecosistemiche dei boschi.

La Lupus in Fabula da Claudio Orazi

 

 

scarpe firmate

 

 

arredamento interno
scarpe moda
moda donna
irish pub cantiano