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TRATTO DALL’ULTIMO NUMERO DI NON SOLO FLAMINIA – GENNAIO 2024

A poco più di tre anni dalla morte

Per una riflessione sul mistero della vita nella malattia, il parroco di Calcinelli don Matteo Pucci ha portato, attraverso i genitori di Lisa Rossi di Urbania salita in cielo in tenera età, la testimonianza di come il buon Dio sia vicino al malato. “Ero in un prato bellissimo pieno di fiori colorati – queste le prime tremolanti parole della piccola Lisa appena sveglia da un’anestesia – e con me c’era Dio. Mi ha detto che sarà sempre con me, che tutto questo è solo il finale e che io ho già visto”.

L’inizio del calvario

Lisa volò in cielo il 22 novembre 2020 all’età di nove anni con un grande sorriso stampato sul suo volto che per i genitori rappresentò una conferma di quanto vissuto con lei. Certamente era arrivata per sempre in quel bellissimo prato pieno di fiorellini colorati. Il suo calvario, che lei visse sempre con spensieratezza come se la malattia non esistesse, iniziò all’età di tre anni con la scoperta di un male incurabile, dove i medici misero in dubbio il superamento dell’anno di protocollo di cura. Lisa invece visse altri sei anni con il sorriso e con la gioia di vivere trasformando la sua cameretta al Salesi in una palestra di ginnastica artistica, la sua passione. È stata lei a prendere per mano i genitori aiutandoli a superare i momenti di sconforto ed esortandoli ad avere fede, essere sereni e felici. Durante le cure anche i medici rimanevano stupefatti perché i valori clinici non andavano secondo le loro aspettative. “Sono trent’anni che faccio questo lavoro e non ho mai visto una cosa simile – esclamò il primario dopo l’ennesimo esame non andato secondo le loro aspettative – dopo tanti anni di lavoro è la prima volta che capita una cosa simile. Lisa segue una strada tutta sua e non quella dei protocolli”. Infatti nelle sue cellule malate si riscontravano delle mutazioni dichiarate anomali e mai viste fin’ora non solo all’ospedale Salesi, ma neanche in quelli di Genova, Svizzera o da altri famosi luminari di queste patologie.

“Non comanda la malattia”

“Da me – diceva Lisa – non comanda la malattia, ma comando io”. L’unica preoccupazione di Lisa era che i suoi genitori non perdessero la fede e ripeteva continuamente scrivendolo anche nei suoi diari “Mamma, fate come me, non calcolate minimamente la mia malattia e mi raccomando non smettete mai di credere”.

La fede

Infatti anche se in tenera età, il buon Dio aveva preparato per lei una missione da compiere e senza sapere cosa, lei si era messa a disposizione. Lisa aveva tanta fede da praticare una vita superdinamica, piena di allegria anche nella malattia e ha così dimostrato che si può arrivare a Gesù compiendo cose ordinarie trasformandole in azioni straordinarie. “La mia Lisetta – dice la mamma – in tutta la sua breve vita è stata un uragano di cose e non pensate che sia stata la bimba tutta preghiere, silenziosa e tranquilla. Lisa aveva mille idee e non era ferma un minuto.  Al Salesi aveva portato una ventata di allegria coinvolgendo tutti, malati, familiari, dottori e infermieri.  Vedere una bimba che nonostante la grave malattia saltava gioiosa, sorridente tutto il giorno e che ogni tanto gettava lì delle piccole frasi che spaccavano il cuore portando alla riflessione, non si poteva non esserne coinvolti”.

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La conversione della famiglia

Una famiglia atea, che cacciava il sacerdote ogni volta che entrava nella stanza dove c’era la loro piccola figlia malata, vedendo il comportamento di Lisa disse… “Se questo è Gesù, vogliamo conoscerlo”. Da quel momento iniziò il cammino di conversione di quel nucleo familiare, che sfociò nei sacramenti con il loro matrimonio religioso.  La forza di quella bimba veniva certamente dall’alto. Un giorno Lisa fu presa da una grande paura e non voleva fare la solita risonanza, ma poi all’improvviso disse fra l’incredulità di tutti “Ok, sono pronta, andiamo – e strizzando l’occhio alla mamma – ti racconto dopo”.  Uscita dalla risonanza disse alla mamma “Sai perché prima mi sono calmata? Ho sentito la voce di Gesù che mi ha detto di non temere, di aver fede e che lui era vicino a me”. Lisa in una lettera consegnata alla nonna in partenza per la Terra Santa scrisse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio” e nei suoi diari “So che io sono con Dio. Niente ti allontanerà da me e niente mi allontanerà da te”. Allora dobbiamo collegare Lisa alle sofferenze dell’umanità, ma vi è chi soffre con le sue delusioni, arrabbiature o disperazioni, mentre invece vi è chi s’offre con l’apostrofo e Lisa ha messo in atto la seconda ipotesi e lo ha fatto con il sorriso sulle labbra, chiedendo anche agli altri, di sorridere con lei. Coloro che volessero approfondire il tema è disponibile il libro Credetemi, la luminosa vita di Lisa acquistabile su Amazon o presso Editrice Shalom.

 

 

 

 

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