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di Leonardo Zan

Scorre sotto i nostri piedi e solo pochi ne sanno approfittare: è la ricca falda acquifera che scende dall’Appennino, percorre tutta la valle del Metauro e si disperde in mare. Le misurazioni fatte nell’ultimo anno da ricercatori dell’Università di Urbino documentano nella fascia costiera una temperatura media dell’acqua intorno ai 16 gradi entro i primi 30 metri circa di profondità; se sfruttato, sia per il raffrescamento che per il riscaldamento, questo “calore” potrebbero cambiare la vita e l’economia del territorio, per esempio grazie all’attrattività per aziende sgravate da buona parte dei costi per il condizionamento dei locali. Che questa falda sia ricca è noto; già nei primi anni Duemila, quando si è verificato un periodo di siccità, in un pozzo nei pressi della costa lo “spessore” dell’acqua di falda era misurabile in alcuni metri, come dimostra anche la falda venuta allo scoperto nei pressi della foce del Metauro nel Lago Vicini, nato a seguito della cessazione dell’estrazione della ghiaia.

Già in alcuni casi, contestualmente allo scavo delle fondamenta, sono stati posizionati a una ventina di metri di profondità dei piezometri (in sostanza dei “tubi” adeguatamente attrezzati)  per “prelevare” vari gradi di temperatura e utilizzarli per il condizionamento degli edifici; oggi, grazie a nuove norme più permissive, questa tecnologia è molto più accessibile ma restano le complicazioni burocratiche, e le resistenze alle innovazioni, a contrastare le enormi potenzialità economiche e ambientali di una tecnologia ormai matura e largamente diffusa in Europa.

Comunque, qualcosa si muove: come si legge in un recente articolo di stampa; nelle zone collinari si comincia a utilizzare la geotermia ma in pianura la carta vincente è l’acqua di falda, in entrambi i casi in collegamento con un’altra fonte di energia, quella solare. Precursore è stato proprio il Comune di Fano che una trentina di anni fa ha climatizzato una parte del Teatro della Fortuna sfruttando la falda acquifera; lo stesso è ora previsto nella stazione di Fano in accordo tra RFI e UniUrbino; lascia ben sperare anche lo sviluppo di nuove imprese come uno spin off dell’Università di Urbino (cfr Il Resto del Carlino del 13/2/2024 – Riscaldare gli edifici dal sottosuolo). Sta soprattutto agli amministratori pubblici spingere in questa direzione per risparmiare, proteggere l’ambiente e portare nuovo lavoro; un esempio può venire dalla riqualificazione in atto del Centro di educazione ambientale di Fano, Casa Archilei, dove è possibile utilizzare l’acqua di falda presente già a una dozzina di metri di profondità; sarebbe la dimostrazione pratica di come si possono migliorare anche i bilanci familiari sempre più in sofferenza.

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