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di Anna Maria Polidori
Mario Mariani, pianista, autore, compositore, sarà questo 2 marzo alle 21 a Cantiano, dove, al Centro Culturale Sant’Agostino presenterà The Rossini Variations. Queste celebrazioni, le “Rossini Variations” sono nate in occasione delle celebrazioni del centocinquantesimo anno dalla scomparsa dell’amato compositore pesarese nel 2018 e sono state portate in tour in quattro Continenti, con un concerto speciale all’interno di Alte Marche Winter. Mariani presenterà agli ascoltatori una riscrittura dei brani più famosi di Rossini utilizzando appieno la creatività del pianoforte perché come spesso ama dire Mariani: “Un altro pianoforte è possibile”.
Ma che cosa intende con questo? “Auspico da sempre un altro piano, nel senso di un altro modo di intendere il mio strumento. Il lavoro su Rossini mi ha suggerito, dovendo in qualche maniera ricostruire una musica nata per essere eseguita da un’orchestra, l’utilizzo di tecniche estese dal grande impatto sia sonoro che performativo, visto che la necessità sonora produce anche un gesto che diviene dunque ‘teatrale’. Ad esempio nell’incipit della Gazza Ladra suono il rullante con il mio amato frullino che altri non è se non un cappuccino shaker Ikea!, oppure uso le biglie per fare il bending sulle corde, imitando il suono del gatto nel celebre ‘Duetto Buffo’ che qui, vista la sua connotazione western, diviene un ‘Duello buffo di due gatti'”.
Lei ha parlato di un Rossini antipianistico. Che cosa intende? “Mi riferisco alla difficoltà del trascrivere una musica originariamente scritta per orchestra, operazione resa ancora più ardua dallo scintillante spirito rossiniano, pieno di ribattuti. Come ogni pianista sa sono scogli più complicati della tecnica pianistica. Rossini stesso era compiaciuto della difficoltà esecutiva della propria musica specialmente al pianoforte e particolarmente nelle trascrizioni. Si racconta che quando Liszt gli presentò una trascrizione, peraltro ottima, credo del Guglielmo Tell, Rossini ci rimase male”.
Però! Lei è un compositore altamente eclettico. Che cosa rappresenta per lei The Rossini Variations? “Per me fa tutto parte di un unicum   in cui le figure di compositore, interpretazione e improvvisatore, come era in passato, fanno capo ad un solo musicista. Oltre a queste figure, prettamente musicali, ho sempre pensato a me come ad un performer o meglio un ‘piano artist’ visto che questo termine può comprendere molto altro. Molti mi definiscono “showman” perché mi vedono interagire con il pubblico con ironia e – credo – empatia. La mia grande curiosità mi porta a documentarmi e a studiare tante discipline diverse e a riunirle poi nel mio centro che è appunto quello musicale. Se dovessi definire il mio approccio alla musica, ma anche alla vita, direi che è un misto tra un uomo rinascimentale e un hacker”.
Che brani proporrà? “The Rossini Variations offre rifacimenti, variazioni e improvvisazioni dei brani più famosi tra cui le overtures di Gazza Ladra, Guglielmo Tell e Italiana in Algeri, il Largo al Factotum, il “Duetto buffo di due gatti” e la celeberrima Tarantella. Ci saranno variazioni polistilistiche con momenti di natura improvvisata”.
Senta, quale opera di Rossini suggerirebbe a chi abbia voglia di ridere e sorridere e trascorrere un bel pomeriggio? “Sicuramente l’Italiana in Algeri, dove tra le mille invenzioni geniali nel pirotecnico finale del Primo con i cantanti ‘impazziti’ che si producono in vorticosi scioglilingua onomatopeici Rossini inventa di fatto il Rap”.
Qual è l’opera di Rossini che la coinvolge di più? E perché? “L’Italiana in Algeri che metto al secondo posto nella classifica delle mie opere preferite. Al primo il ‘Don Giovanni’ di Mozart – per la sua geniale freschezza e coerenza, che ho poi ritrovato quando collaborai nel 1998 con Azio Corghi nella teen-opera ‘Isabella’ nella riscrittura rock di questo capolavoro.”
Qual è stata la prima opera di Rossini cui si è accostato e perché? “La sinfonia della Gazza Ladra è stata il primo brano di Rossini che ho trascritto e su cui ho fatto delle variazioni, generalmente improvvisate. Probabilmente perché la associavo al meraviglioso film di Kubrick ‘Arancia Meccanica’ che ho visto più di cinquanta volte”.
Che cosa apprezza maggiormente di Rossini? Che cosa pensa lo contraddistingua in termini di cifra stilistica rispetto agli altri?
“La sua cifra stilistica è unica, non per niente il suo tipico crescendo è definito rossiniano ed è una sorta di crescendo psicologico, prima che musicale. Apprezzo anche che sia stato il primo compositore a dettare le proprie condizioni contrattuali, facendosi rispettare e temere  dai – e dalle – cantanti e diventando lui stesso la “star” della musica, essendo conteso da corti, imperatori e uomini di potere che si permetteva spesso di trattare con sufficienza”.
Stendhal ha così tanto amato Rossini da averci scritto una biografia quando ancora il compositore aveva solo una trentina d’anni. “Eh, sì. Stendhal amava dire di Rossini: “Lui è capace di allontanare dall’anima tutte le emozioni meste”.
Mi parla del Conservatorio che ha fatto a Pesaro?  “È stato un periodo meraviglioso, sia perché avendolo iniziato dalla scuola media (che ai tempi era annessa al Conservatorio) mi sono trovato già da subito con persone che condividevano gli stessi interessi. Molte di queste amicizie sono diventate poi collaborazioni professionali. Essendo entrato bambino in Conservatorio e uscito da adulto, l’evoluzione musicale ha coinciso con quella personale. Il bello di quel periodo e di quell’ordinamento di studi era che un bambino del primo anno poteva assistere alla lezione di un altro allievo che stava magari per diplomarsi imparando dall’osservazione così tanto e in maniera diretta. Pur da pianista non ho mai amato particolarmente il repertorio romantico e quindi prediligevo, come il grande Glenn Gould, tutto quello che era stato scritto prima del 1820 e dopo il 1880 e in particolare Bach, tanto che il mio insegnante, Marco Cola, mi disse di studiare meno Bach e più il resto”.
Che cosa significa vivere di musica a livello spirituale Mario?  “Vivere la musica a livello spirituale vuol dire accorgersi che la musica è una scorciatoia prima di tutto verso altri stati dell’essere e per esteso verso altre dimensioni. Soprattutto in quella che definisco composizione istantanea transpersonale c’è un astrarsi dalla quotidianità ed entrare nelle profondità misteriche del proprio essere”.

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