Le spiagge libere non si toccano. Questa è la sostanza dell’intervento effettuato ieri sera dalla consigliera di maggioranza Carla Luzi, lista In Comune, durante le civiche assise da remoto. A Fano si stanno infatti facendo insistenti le voci sulla possibilità che alle concessioni balneari sia concesso di espandersi, per 12 metri, ai tratti liberi della costa locale. Una misura che sarebbe giustificata dall’esigenza di nuovo spazi per compensare, almeno durante la prossima estate, la perdita di ombrelloni provocata dal distanziamento sociale tra i bagnanti. La soluzione non piace però a In Comune e la consigliera Luzi ha invitato la giunta fanese a dichiarare le sue intenzioni. «Pongo un quesito – ha detto infatti in video – e chiedo se si intenda esercitare la facoltà prevista dalle linee guida della Regione, che erodono ulteriormente la possibilità di godere di un bene appartenente alla comunità». Il vice sindaco Cristian Fanesi si è riservato di approfondire la questione e di rispondere al prossimo consiglio utile. Anche il no all’allargamento delle concessioni balneari fonda le sue ragioni, come il sì, sulle ricadute negative dell’epidemia da Covid. «Tante persone – ha spiegato la consigliera Luzi – non hanno lavorato per oltre due mesi, molte attendono ancora la cassa integrazione ed è facile che non possano permettersi un ombrellone a pagamento». Ci sono poi persone che, per principio, frequentano soltanto le spiagge libere. «Un bene demaniale, appartenente a tutti i cittadini e a tutte le cittadine», ha rimarcato Luzi, sottolineando che a Fano occupa il 25 per cento della costa e che di conseguenza la sua estensione è «veramente bassa». «Chiediamo che l’amministrazione fanese lasci invariata la porzione di spiaggia riservata alla libera fruizione», ha rincarato nella serata di ieri una nota di In Comune. La stessa questione era stata sollevata un paio di giorni prima da tre associazioni ambientaliste, Argonauta, Lupus in fabula e Legambiente, che a loro volta hanno spezzato una lancia per le spiagge libere, dichiarandosi contrarie all’espansione delle concessioni balneari.





















