Anna Maria Polidori
È stata inaugurata ieri sera la nona mostra espositiva, “Cagli Photo Art 2024″ voluta dal FotoClub di Cagli. L’esposizione sarà aperta anche oggi e poi il 1/2/8/9 giugno presso Palazzo Berardi Mochi Zamperoli, sopra la biblioteca comunale.” La prima persona che incontriamo è Florindo Rilli che comincia col dire: “Il nostro club fotografico è nato a Pianello. Siamo rimasti in pochi adesso.
Del vecchio nucleo ci sono io, Leo Marconi, Iarno e Massimo Vantaggi e la Cristina Polidori. Tutti gli altri fotografi sono stati invitati in base alle nostre conoscenze e alla tematica che abbiamo deciso di sviluppare: quest’anno è toccato all’esplorazione. Ci siamo riservati le stanze più piccole, lasciando ai nostri ospiti la massima visibilità”.
Tredici in tutto per una visione complessiva dell’esistenza. Dai viaggi negli Stati Uniti, alla donna, vista come una montagna da scalare, un luogo dove pescare, un corpo da esplorare, passando per un’immensa lattina di coca-cola distrutta in un luogo spettrale, foto di città con la brutalità che la modernità ci ha regalato sino alle fotografie di Rilli: “Ho voluto fare la bandiera italiana. I tre scatti come vede assumono ciascuno i colori dell’Italia. Nel primo c’è una donna in mutande riversa a terra: nella seconda una donna che pare l’abbia uccisa, sormonta il suo corpo. Nella terza è caduta pure lei: omicidio? Suicidio? Quello che la gente ci vuole vedere. Rappresentando queste donne ci ho visto l’Italia.”
Benedetta Pasquinelli che tra le altre cose regalava un suo scatto autografandolo ha confidato di aver chiamato la collezione “Vertigo” perché durante il lockdown aveva cominciato a soffrire di vertigini. Scatti che cercano l’azzurro, cercano rilassatezza. È intervenuta Benilde Marini vice-sindaco per portare i saluti dell’amministrazione comunale e intanto Leo Marconi nel suo discorso introduttivo ha parlato di “Esplorazione. Ognuno ha un proprio percorso. Tanti artisti anche su internet prediligono aspetti pratici o tecnichi. Pare come che non ci sia più lo spazio per un approccio meditato e rilassante. Una fotografia non è altro che la combinazione di spazio, luogo circostante e tempo che al fotografo occorre per fare lo scatto. Nel momento in cui vediamo, scattiamo e proponiamo la foto, stiamo sempre dichiarando qualcosa. Le fotografie rappresentano il nostro DNA: non definiscono solo il contenuto, ma definiscono chi siamo e dove stiamo andando. Questo approccio, terapeutico, diventa così uno strumento didattico che ci aiuta a capire noi stessi.”






















