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“Ho fatto richiesta all’Area Vasta e mi hanno fatto subito iniziare come guardia medica a Urbino e con le Usca a Fano e nella RSA di Mondavio”

“Sono stata a lungo titubante – confida la ventiseienne fanese neo laureata medico Federica Zagaria – ma alla fine non sono riuscita a dire di no. È subentrato in me quel senso di responsabilità sociale che scavalca ogni dubbio accompagnato da quel pensiero elementare, quasi viscerale: se qualcuno avesse avuto bisogno di un medico e non ne avrebbe potuto usufruirne, vista la carenza di dottori in quel primo mese di pandemia, come mi sarei sentita? Così con la voglia di mettermi in gioco e di rendermi utile, mi sono armata di coraggio e mi sono buttata“. Ma voi neo laureati non eravate obbligati, anche perché non avete ancora effettuato il corso di specializzazione… “È vero, ma a questo punto non avremmo dovuto iscriverci a medicina, perché anche con poca esperienza e più o meno pronti, siamo medici a tutti gli effetti. Ma pensate voi come può essere stata sconvolta la mia professione, dopo l’essere diventata ufficialmente medico, poco tempo prima dello scoppio di una pandemia! Avevo appena superato un concorso ed a breve avrei dovuto iniziare il corso di medicina generale e subito dopo aver conseguito l’abilitazione che mi avrebbe permesso dopo anni di studio, e mesi di tirocinio, di iniziare il mio percorso lavorativo. Ovvero entrare nelle graduatorie e divenire in seguito il medico di famiglia, la mia scelta professionale e se vogliamo di vita”.

Con questi principi è stato facile rispondere alla richiesta di ulteriori medici a causa della pandemia? “Con il dilagare del Covid 19 il mondo si è fermato, ma non per noi medici. Dopo i primi giorni di incertezze e non sapendo più come avremmo potuto ottenere l’abilitazione, noi neo laureati ci siamo ritrovati catapultati nel mondo del lavoro con tutte le nostre paure, insicurezze e poca esperienza. Eravamo di fronte a due opzioni: continuare ad aspettare o metterci in gioco. Per me era diventato frustante non riuscire a guardare più la mia professione solo da lontano ed allora ancorata dei miei principi e vista l’impellente necessità del momento, sono scesa in campo. Ho fatto richiesta all’Area Vasta e mi hanno fatto subito iniziare come guardia medica a Urbino e con le Usca a Fano e nella RSA di Mondavio”.

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Cosa hai provato nell’aver iniziato il lavoro proprio nel mezzo di una pandemia? “Debbo dire che l’inserimento non è stato poi così tanto traumatico, anche se esisteva la paura, magari sussurrata sottovoce, ma reale nel contrarre il virus. Ho trovato colleghi molto disponibili che già erano operativi da tempo, con cui condividere i propri dubbi e chiedere consigli e spesso muniti della loro esperienza riuscivano anche a strapparti quella risata proprio come ai tempi dell’università, ma con responsabilità del tutto diverse. Mi ha fatto piacere vedere la gratitudine di quei pazienti che avevano trovato in me un punto di riferimento in quanto come Usca potevo disporre di tutti i DPI (dispositivi di protezione individuali) per visitare pazienti Covid”. Ora che questa emergenza sembra sia alla fine, quali sono i tuoi programmi? “Ancora non riesco a capire bene come potrebbe essere il mio futuro. Le aspirazioni sono sempre le stesse, il corso che avrei dovuto fare per poter regolarizzare la posizione ed entrare successivamente nelle graduatorie, sembra sia stato posticipato a settembre, ma ancora non vi risultano iscritti. Nel frattempo continuerò a darmi sempre da fare, sperando di avere presto qualche certezza, di cui ne abbiamo veramente tanto bisogno”.

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