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di Anna Maria Polidori

“Con Urbano ci eravamo lasciati da pochissimi giorni. Era ripartito questo 3 luglio per Court-Saint-Etienne, Belgio, dopo due settimane di permanenza a Cagli. Sarebbero tornati il mese prossimo, invece il 16 luglio ci è giunta la notizia della sua morte improvvisa. Non ce l’aspettavamo di certo. Posso dire, a mo’ di consolazione, di aver trascorso almeno queste ultime settimane in sua compagnia”. La sorella di Urbano Magnoni, Anna Maria, ricorda con estremo affetto il fratello cui era unitissima. “Siamo tre figlie più Urbano. Una di noi vive vicino Como, mentre io e mia sorella vicino Cagli. Lui era il terzo in ordine di nascita”. Come avete passato l’infanzia? “La vita di campagna, siamo nati vicino Caiserra, era libera, sebbene sin da piccini aiutavamo i nostri genitori nelle incombenze quotidiane, come si usava fare una volta. Poi ci siamo sparpagliati un po’ tutti. Ciascuno di noi è partito per lavoro, però ci rivedevamo sempre per le feste comandate”. Riccardo Magnoni, uno dei figli di Urbano, sorriso caldo, amabile, in videochiamata non trattiene le lacrime. “Era un padre fantastico per i consigli, il primo che quando facevamo una cavolata ci rimproverava, giustamente”. Che carattere aveva? “Oh, era tanto socievole. Aveva molti amici grazie alle bocce, alle carte ed allo sport. Era un fan scatenato del calcio. Tifava Inter, così come mio fratello. Io invece tifo Milan”. Il calcio aveva cementato vecchie e nuove amicizie. “Con gli amici si vedeva al Bar dello Sport per giocare a carte, discutere di calcio, e le dirò di più: questo sport ci ha fatto conoscere tanti altri emigrati italiani. Il babbo ed alcuni amici suoi avevano infatti fondato una squadra che avevano chiamato: La Stella Azzurra. Claude Barzotti, il cantante ne era un gran sostenitore”. Mi dice che squadra tifava suo padre durante gli Europei ed i Mondiali? “Oh, l’Italia. Sempre. Noi italiani ci raduniamo tutti insieme per vedere le partite e tifiamo Italia. Questo perché sin da piccini abbiamo tifato per l’Italia”. Com’è, Riccardo essere figlio di un emigrante? Riccardo sorride. “Siamo stranieri in due Paesi. Ci si sente parte di due Stati”. Complimenti per il suo italiano. È splendido. “Il babbo ci ha portati sin da piccoli a Cagli. Abbiamo trascorso sempre un mese all’anno in Italia. Lì ho imparato abbastanza presto a parlare italiano e ancor meglio il dialetto cagliese!”.

Che cosa le piace di Cagli? “Il Palio dell’Oca, ma poi dell’Italia mi piace il cibo, l’unità della famiglia. Il babbo ci ha sempre detto che la famiglia è tanto importante. Per me Cagli è una risorsa. Adesso, consideri, dopo questa disgrazia, abbiamo annullato il viaggio che avremmo fatto tra breve. Contiamo di tornare in città il prossimo anno”. Suo padre era un amico di Claude Barzotti. “Sì, è vero. Quando Claude non era in tournee si vedevano e spesse volte cenavano insieme. Quando è stato male andava a trovarlo frequentemente”. Come era suo padre? “Aiutava la gente e gli stava vicino”. Non aspettavate questa dipartita. “No però chissà? Forse è stato meglio così che non vederlo soffrire e consumarsi senza più riconoscerlo in 6-12 mesi”. Urbano amava i nostri cantanti? “Sì, era un fan di Lucio Dalla, Zucchero, Celentano. Per il funerale abbiamo scelto diverse canzoni, tra cui Baila di Zucchero e Il Ragazzo della Via Gluck di Celentano”. Quando se ne è andato via suo padre dall’Italia? “A sedici anni. Prima è stato a Milano, poi ha scelto di emigrare in Belgio”.

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