Di questa bicicletta ferroviaria ad uso turistico non si sa più nulla; eppure, all’estero riscuote un notevole successo e potrebbe benissimo essere attivato sui binari dell’ex Fano Urbino. La proposta è stata lanciata qualche anno fa ed è stata accolta con favore dagli stessi appassionati di ferrovie che già lo vedevano percorrere tutti i 48 km della linea, in particolare dagli scavi archeologici di San Martino del Piano fino alle Marmitte dei Giganti; a loro giudizio, sarebbe stato un “unicum” a livello nazionale. La proposta del ferrociclo è stata rilanciata da Confcommercio Marche nord, secondo cui “avrebbe un impatto eccezionale sull’economia” e per questo dovrebbe farsene carico la Regione Marche; è favorevole anche un grande sindacato, la CISL di Pesaro, Fano e Urbino, così come un intero Consiglio comunale, quello di Fossombrone; inoltre, anche la Fondazione FS ha mostrato interesse per questa proposta. In effetti, le condizioni sembrano ottimali: il ferrociclo è previsto dalla legge sulle ferrovie turistiche, la 128/2017, art. 10; sono disponibili varie stazioni inutilizzate; se fosse tecnicamente possibile, vista la notevole pendenza, potrebbe essere utilizzato anche il bellissimo tratto panoramico Urbino – Fermignano; è realizzabile in pochissimo tempo anche su binari non più in grado di sostenere il peso di un treno; soprattutto, i costi sono molto ridotti; a detta degli esperti, appena 500mila euro.
Finora nessuno si è fatto avanti per investire in un’impresa che potrebbe contribuire a rilanciare la valle del Metauro; purtroppo, anche in questo caso c’è l’ostacolo della mancata pubblicazione dello studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino; costato ben un milione e 350 mila euro, da due anni viene tenuto accuratamente nascosto. La logica dice che questa linea abbandonata da 37 anni non è riutilizzabile; quindi, il suo sedime, oltre ad una ciclovia fatta a regola d’arte ai suoi margini, potrebbe ospitare proprio il ferrociclo che, fatti i conti, costa 600 volte meno di un ipotetico ripristino della ferrovia ad uso commerciale; i 300 milioni preventivabili sono insostenibili per chiunque ed ovviamente non sono mai stati messi in bilancio da chi governa a livello regionale e nazionale. Un’altra opportunità perduta e un altro “danno collaterale”.
Comitato Ciclovia del Metauro
Nell’immagine da web, un ferrociclo in azione






















