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di Anna Maria Polidori

Il cagliese Alessandro Petrolati torna in concerto al Museo Diocesano Leonardi di Urbania il 9 novembre alle 18 in un recital pianistico che vede come protagonisti Debussy, Haydn e Scriabin. Lo abbiamo sentito. “Non ho preparato in verità alcun filo conduttore tra questi tre musicisti, se non il fatto che li abbia messi insieme perché mi piacciono tutti quanti. Possiamo però dire che Debussy e Scriabin hanno inaugurato il 1900. La sonata di Scriabin è molto complessa. L’ho eseguita solo un’altra volta, quando avevo 22-23 anni. Haydn,  che verrà a trovarsi in mezzo a questi due compositori del ‘900 spezzerà un po’ l’atmosfera”. Era un bel tipo Debussy… “Sì,  un impressionista che non vuole essere etichettato come impressionista. Lo ha rimarcato pure lui nettamente e in toni forti. Frequenta soprattutto poeti simbolisti. Pellegrinaggio all’Isola di Citera di Antoine Watteau lo ha ispirato per L’Isle Joyeuse composta nel 1904”.

Precisa, poi Petrolati: “Quello che sostanzialmente Debussy ha fatto è stato scostarsi dalla musica di Wagner e Liszt”. Tra le altre cose Liszt e Wagner erano parenti acquisiti, in quanto, la figlia di Liszt, Cosima, fu a lungo la compagna di Wagner.

“A inizio ‘900, c’era un grande afflato nazionalistico. Wagner ne era un promotore, così come la Giovine Scuola, il Verismo in Italia, movimenti che sappiamo dove ci avrebbero portati”. Alessandro ringrazia Urbania per questa nuova collaborazione. “Suono ogni anno da loro. Il salone del Museo Diocesano è fantastico”.

Che ci può dire di quello che suonerà?

“Comincerò con Debussy: “In Brouillards, Nebbie abbiamo  la forma del rondò, poi sarà la volta di… Feuilles mortes, Foglie morte. Le  sonorità sono al minimo, ma poco oltre la metà si ode per due volte lo squillo lontano di tre trombe, un simbolo musicale derivato dal Romanticismo, che in Debussy è solo una citazione. Continuo con … La puerta del vino, La porta del vino. Titolo, pare, suggerito da una cartolina, raffigurante la «Puerta del Vino» dell’Alhambra di Granada, inviata a Debussy da Manuel de Falla. Le suggestioni della Spagna sono in Debussy del tutto indirette: solo verso la fine della sua vita si sarebbe recato una volta in Biscaglia. La Spagna moresca è sempre stato per lui un paese esotico, sognato, desiderato. Suonerò poi Les fées sont d’exquises danseuses, Le fate sono squisite danzatrici, più che un titolo una citazione: non si sa di dove sia tratta. Secondo alcuni commentatori Debussy avrebbe invece voluto far riferimento ad un’illustrazione di Arthur Rackam per il Peter Pan di J. M. Barrie. Gli elementi di simbolismo impressionistico sono numerosi, dal fruscio ai suoni dei corni in lontananza, agli accenni di valzer: non senza qualche reminiscenza delle Valses nobles et sentimentales di Ravel, composte nel 1911.

Poi arriviamo a “… Bruyères”, Brughiere, uno dei preludi più vicini allo stile di precedenti opere di Debussy. Melodicamente e formalmente lineare, il fantasista americano Edward La Vine aveva creato la macchietta del Generale Lavine, l’uomo che fu soldato per tutta la vita, e l’aveva presentata a Parigi al Teatro Marigny nel 1910 e nel 1912. Rulli di tamburi, squilli di trombe, scoppi improvvisi di sonorità stridenti, sospiri sentimentali caratterizzano per Debussy il personaggio; la composizione è nello stile e nel movimento di un Cake-Walk. La terrasse des audiences du clair de lune, La terrazza delle udienze del chiaro di luna, invece, è un titolo che viene  modificato in “La terrazza delle udienze al chiaro di luna”, in relazione con due descrizioni, di Pierre Loti e di Rene Puaux, di palazzi indiani. Con Ondine, Ondina troviamo elementi quali rumori di acque, temi di danza, canto beffardo e fascinoso della ninfa. Simpatico sarà L’ “Hommage a Sir Pickwick”, Omaggio all’illustre signor Pickwick, presidente perpetuo, membro del Circolo Pickwick dove troviamo la dignità dell’Esquire inglese sull’inno nazionale e l’amabilità cortese del personaggio Pickwick. Tutta la composizione oscilla tra questi due atteggiamenti. Poco prima della fine viene fatta sentire in distanza un’arietta di danza, fischiettata. In … Canope, Canopo, incontriamo l’evocazione dell’antica città egiziana. Il secondo tema è in parte ricavato dal celebre tema iniziale del Prelude a l’Après-midi d’un Faune. Ne … Les tierces alternées, Le terze alternate,  lo spettatore troverà punti di maggior interesse all’inizio e a metà preludio.

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… Feux d’artifice, Fuochi artificiali,  mostra simboli musicali evidenti. La citazione della Marsigliese, alla fine, precisa che si tratta della festa popolare francese del 14 luglio. Ma, ancora una volta, i simboli sono solo il pretesto per un’esplorazione dei rumori ottenuti col pianoforte: il lungo fruscio iniziale ad esempio. In due momenti, Debussy si avvicina a quel limite di sfruttamento delle risorse del pianoforte che verrà superato solo una quindicina d’anni più tardi da Cowell: il passaggio dall’esecuzione sulla tastiera all’esecuzione sulla cordiera”.

Arriviamo così alla seconda parte con Haydn: “Sì, questa sonata in do maggiore venne composta a Londra nel 1794.  Dopo aver inizialmente composto per clavicembalo, questo compositore scopre le potenzialità del pianoforte moderno durante il suo secondo soggiorno londinese, influenzato dal vivace ambiente musicale e dall’incontro con la pianista Therese Jansen Bartolozzi. La Sonata ha tre movimenti. Nel primo sperimenta armonie e modulazioni innovative, nel secondo una melodia ampia e ricca di chiaroscuri, che influenzerà il giovane Beethoven. Col terzo si distinguerà per il minimalismo radicale proponendo un tema semplice e beffardo”.

Il terzo musicista è Scriabin. “Un allievo di Taneiev e Safonov era diventato giovanissimo un celebre ed acclamato pianista”. Le prime composizioni di Scriabin furono esclusivamente per pianoforte e risentirono dell’influenza di Liszt e Chopin. Con gli anni i lavori dello Scriabin mostrano sempre più la presenza di una spiccata originalità.

Alessandro Petrolati spiega la quinta: “È in fa diesis maggiore, è stata scritta nel 1908 e è considerata dalla critica come quella nella quale Scriabin definisce con maggiore compiutezza il suo mondo allusivo e misterioso, fatto di improvvise estasi e di altrettanto repentini furori”.

Fonti della guida all’ascolto: www.flaminioonline.it

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