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Circa due settimane fa il Consiglio comunale con una maggioranza bipartisan ha dato il via libera definitivo alla più grande speculazione edilizia sulla collina di monte Giove. La vicenda inizia una decina di anni fa, quando la comunità di monaci trappisti di Frattocchie (vicino all’aeroporto di Ciampino-Roma) acquistarono un terreno agricolo di alcune decine di ettari su un versante della collina di Monte Giove, in cui era già presente una grande casa colonica e alcuni accessori agricoli. Ora i trappisti vedono coronato il loro progetto: una parte del terreno agricolo diventa edificabile e così vi possono realizzare un convento nuovo di zecca con una superficie utile di 2384 mq., un volume 9474 m3, con altezze fino a 7 metri e l’impermeabilizzazione di 2600 mq di suolo agricolo. In una zona dove ai comuni mortali non è consentito di spostare o edificare un solo mattone, ai religiosi è stato concesso di costruire di sana pianta un nuovo monastero con 23 stanze, una chiesa e vari altri servizi, incluso un cimitero privato. L’unico partito che coerentemente si è sempre opposto a questa regalia è stato il M5S, gli altri si sono astenuti o hanno votato a favore, sia in questo che nel precedente consiglio comunale. Siamo stupiti che la Provincia di PU che ha inviato al comune di Fano una lettera di 13 pagine di integrazioni e chiarimenti sul nuovo P.r.g., parte delle quali riguardano la conformità  del PRG 2023 con il PPAR, non abbia avuto nulla da dire su una variante che ha bypassato i vincoli ambientali e paesaggistici esistenti e che ha ignorato il dettato della L.R. 22/2011 che limita il consumo di suolo in aree agricole. Altra grave anomalia è la corsia preferenziale che è stata creata per questo progetto, mentre era in corso l’approvazione del nuovo Piano urbanistico. Infine, ciò che evidenzia l’ingiusto privilegio concesso ai frati trappisti è la totale assenza di interesse pubblico nella variazione di destinazione urbanistica: il mero interesse privatistico prevale sull’interesse pubblico di salvaguardia di una collina tutelata ai sensi del D. Lgs. 42/04 e s.m.i. (Codice dei beni Culturali) e protetta da numerosi vincoli ambientali.

Anche questa volta la dicotomia tra le buone intenzioni e i fatti emerge con stridente chiarezza. La volontà da parte di molti amministratori di ridurre il consumo di suolo agricolo, di evitare ulteriori cementificazioni che favoriscono fenomeni di dilavamento e alluvionali, va a sbattere con il pragmatismo di ingraziarsi un ordine religioso, forse magari per guadagnarsi un posticino in paradiso. Ma vogliamo ricordare che nella Genesi (2,15) Dio affida all’uomo il compito di coltivare e custodire il creato ma non può disporre arbitrariamente della terra: pertanto invitiamo i consiglieri comunali credenti, che hanno votato la variante, ma anche i frati che hanno voluto un monastero nuovo invece di ristrutturare una edificio già esistente, di rileggersi l’enciclica Laudato Si e l’esortazione apostolica Laudate Deum: hanno ancora molto da capire!

La Lupus in Fabula - Il consiglio direttivo

 

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