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La pista in asfalto da poco comparsa nel campo di aviazione di Fano è un pezzo della cosiddetta Ciclovia turistica del Metauro; fa parte del progetto che nel 2021 la Regione Marche ha consegnato ai Comuni da Fano a Fossombrone. Questo pezzo, che la precedente amministrazione comunale di Fano ha dovuto indicare pur di non perdere il finanziamento per fare un ponte sul Canale Albani, dimostra che, consapevolmente, si son voluti fare due errori imperdonabili.

1) Il progetto prevede di partire dalla SS16 e proseguire per 750 m lungo l’ex Fano Urbino, chiusa definitivamente nel 2011 dopo decenni di abbandono. Però, questo tratto non è stato preso in considerazione, anche se è largo, immerso nel verde e senza traffico; giunto in via del Fiume, invece di proseguire lungo i binari, il percorso è stato deviato sulla suddetta via del Fiume che, essendo larga al massimo 5 m e trafficata. non ha i requisiti di una ciclovia sicura e a doppio senso di marcia bici, come prescrive la l.n. 2/2018. Già ora, chi la percorre a piedi o in bici rischia la vita.

2) La Regione continua a sostenere che il ripristino della Fano Urbino è possibile; non la vuole utilizzare perché sarebbe protetta dalla legge sulle ferrovie turistiche (128/2017) e verrebbe “distrutta” se una ciclovia fosse realizzata ai suoi margini. Che tutto questo non sia vero si vede proprio nei citati 750 m; se, come dice lo stesso progetto, la ciclovia può passare vicino ai binari in questo primo tratto, secondo logica ciò è possibile fino a Urbino.

Per nascondere questa clamorosa contraddizione, tutto il percorso fino a Fossombrone è stato progettato lontano dai binari ma in modo tale da risultare arzigogolato e pericoloso, oltre che costosissimo e per niente attrattivo. Di conseguenza, si priva tutta la valle del Metauro di una ciclovia fatta a regola d’arte e si regala il turismo di qualità ai nostri concorrenti.

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La conferma di quanto siano contraddittorie le posizioni della Regione si trova anche nello studio di fattibilità del ripristino dell’ex ferrovia; è stato pagato e mai pubblicato ma un po’ alla volta viene fuori che il ripristino non è possibile; lo ammette addirittura il competente assessore regionale che, avendo letto “personalmente” lo studio, così ha detto un paio di anni fa in un’intervista rilasciata a studenti di Urbino: ”un treno di 50 o 100 anni fa … non potrà passare all’interno dei nostri quartieri”.

La ciclovia regionale evita di passare nel posto giusto, cioè lungo i binari abbandonati, per motivi politici e per accontentare un certo elettorato che ancora aspetta la vecchia Littorina, cioè la Automotrice Leggera a nafta (ALn 668); in più c’è l’inerzia di amministratori pubblici regionali e comunali, partiti politici, sindacati di categoria, ecc.
La pista in asfalto che consuma suolo prezioso in una parte delicata del Campo di aviazione è solo propaganda politica, tanto per far vedere che si fanno (male) le piste ciclabili.
Nella prossima campagna per le elezioni regionali, verrà qualcuno ad inaugurare questo “bel lavoro”?

 Comitato Ciclovia del Metauro

Nelle immagini: la pista in asfalto; il tratto non considerato; la pericolosa via del Fiume

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