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«Sicurezza in fabbrica, obiettivo ancora lontano». Allarme di Fiom Cgil, che con il suo segretario provinciale Fabrizio Bassotti mette in evidenza i problemi dei metalmeccanici nella fase della ripartenza: «La mancata applicazione dei protocolli mette a rischio la salute dei lavoratori e l’andamento dell’economia, servono i controlli». Detto per inciso, «per i metalmeccanici la Fase 2 è iniziata prima del 4 maggio, in quanto la maggior parte delle imprese ha fatto richiesta di riapertura anticipata»: una volta chiarito il concetto, Bassotti aggiunge che «sono tantissime» in questo periodo sia le difficoltà sia le questioni aperte. Il tema della sicurezza in fabbrica è però ritenuto fondamentale. «Nel nostro territorio – afferma il segretario provinciale di Fiom Cgil – la situazione non è affatto omogenea. Ci sono imprese scrupolosissime e altre che vorrebbero applicare gli stessi protocolli, ma non sono in grado di farlo, obbligandoci così a segnalare inadempienze. Poi c’è il grandissimo problema di tutte quelle imprese dove il sindacato non è presente. In quei luoghi di lavoro non esiste l’ombra di un controllo e di ispezioni; nessuno sa se si operi in sicurezza oppure no. Sarà forse un caso che il numero maggiore di contagi corrisponde geograficamente ai maggiori distretti industriali?». Bassotti segnala ulteriori problemi legati ai protocolli: sovrapposizioni normative insieme con vuoti legislativi, «che in questa fase riguardano principalmente la questione dei test sierologici». La conclusione è che, «se le aperture non sono state programmate con cautela e nel rispetto di tutte le regole definite dai protocolli, si rischiano focolai all’interno della fabbriche. Se ciò dovesse avvenire, oltre al rischio per la salute dei lavoratori ci sarebbe anche la possibilità che quelle aziende non riaprano più, con ricadute devastanti sul piano dell’occupazione e dello sviluppo». Nell’intervento di Bassotti il tema della sicurezza in fabbrica è anticipato da un’analisi sulle difficoltà dei metalmeccanici. Sono di carattere economico, «legate alla cassa integrazione. Pur essendo prevista, non è stata ancora erogata: molte aziende non sono state in grado di anticipare l’indennità e hanno previsto il pagamento diretto da parte dell’Inps, che a causa della burocrazia ritarda nei pagamenti». Prosegue Bassotti: «Tornare in fabbrica è un problema per le lavoratrici e i lavoratori, che non sanno a chi lasciare i figli, perché le scuole sono chiuse. L’uso della mascherina rende molto più faticoso il lavoro in fabbrica e lo sarà ancora di più con il caldo. Poi la mobilità: non si può più andare al lavoro con i mezzi pubblici o il car-sharing, quindi per i lavoratori aumentano le spese. Tutte le mense aziendali sono chiuse e per evitare gli assembramenti sono cambiati gli orari di lavoro, con il distanziamento sociale è sparita la socialità tra colleghi». Un’occhiata anche alle prospettive di breve termine: «Credo che la ripresa produttiva a pieno regime sia ancora molto distante. Tutti i mercati mondiali sono fermi, compreso il nostro mercato interno: già si registra un crollo drammatico della produzione industriale, le previsioni di chiusura dell’anno 2020 danno un Pil a -10 per cento circa».

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