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Esposti per la prima volta recto-verso e dopo il restauro, sono gli studi preparatori di celebri opere

“All’Illustrissima Comunità e Pubblico di Urbania per il gran desiderio ch’ha mai sempre avuto di servirlo massimamente per avanzamento della Gioventù e per vedere accresciute le virtù et huomeni virtuosi in detta Città, lascia tutti li libri che di presente si ritrova havere in questa casa, tanto ligati quanto sciolti”.

La storia della mostra Disegni di Federico Barocci nella collezione degli Ubaldini di Urbania che verrà inaugurata nelle sale dei Musei Civici di Palazzo Ducale di Urbania il 17 aprile ha origini antiche che affondano le radici nella storia di Urbania.

Nel testamento del conte Bernardino Ubaldini, datato 1687, si legge infatti del lascito alla comunità di Urbania della sua collezione in cui rientrano i disegni e i bozzetti preparatori di Federico Barocci. Queste opere furono musealizzate a metà del Novecento e in questi ottant’anni sono state più volte restaurate, studiate ed esposte ma ora arrivano in mostra per la prima volta recto/verso per comprenderne l’interezza e la bellezza, dopo un ultimo intervento di recupero, realizzato con il sostegno del Comitato Cultura di Confindustria Pesaro Urbino.

Il lascito del conte Ubaldini arrivò per Urbania dopo la devoluzione del ducato e dopo che la Libraria Nuova di Francesco Maria II della Rovere fu spostata a Roma, voluta nella capitale da papa Alessandro VII, divenendo il corpo fondante della biblioteca dell’Università La Sapienza.

Ad Urbania il malcontento fu forte per la perdita di tale patrimonio, così il conte Ubaldini

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-un po’ anche per mitigare gli animi- fece una donazione di un migliaio di fogli che contavano 730 disegni e 400 stampe dalla sua collezione privata, più alcuni libri. Anche Honorato degli Honorati, divenuto vescovo di Urbania, donò alcune opere delle sue collezioni personali per cercare di sanare la perdita del corpo più rilevante della biblioteca. Fu, insomma, una sorta di risarcimento simbolico che andò, però, a costituire il primo passo per la nascita di una biblioteca pubblica.

Della mostra, oltre ai bozzetti e ai disegni preparatori di Barocci, faranno parte anche dipinti di bottega, due anfore istoriate provenienti da una prestigiosa bottega di ceramica urbaniese dell’epoca ed alcune acqueforti che ulteriormente testimoniano la fortuna che l’artista urbinate ebbe anche tra i suoi contemporanei.

Tra gli studi che il pittore urbinate Barocci realizzava per i suoi dipinti saranno in mostra il Putto in Volo che torna nell’opera la Presentazione al tempio di Maria della chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, uno disegno di paesaggio con delle case realizzato per il Crocifisso spirante conservato al Prado a Madrid, o le tre teste virili, tracciate in pietra nera e rossa, che torneranno tra la folla della Madonna del Popolo della Galleria degli Uffizi, Firenze.

Il Comitato Scientifico della mostra è formato da Luigi Gallo, direttore della Galleria Nazionale Marche di Urbino, da Annamaria Ambrosini Massari, co-curatrice della mostra di Urbino sul Barocci e professoressa dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino e da Claudio Paolinelli, curatore della nuova sezione dedicata alla ceramica a Palazzo Ducale e ispettore onorario della Sovrintendenza per la ceramica rinascimentale delle Marche.

L’occasione è perfetta per visitare tutte le collezioni dei musei di Palazzo Ducale, un palazzo monumentale, che domina il fiume Metauro e il centro storico della città, con le sue preziose raccolte custodite dal Museo civico, la Biblioteca con i suoi 40mila volumi di cui 9mila antichi, l’Archivio Storico, la sezione archeologica e, nei sotterranei, il MUSAA Museo Demoetnoantropologico di Storia dell’Agricoltura e dell’Artigianato. La Mostra sarà aperta fino al 19 ottobre e sarà visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18. Chiuso il lunedì. In occasione delle festività la mostra sarà però visitabile il 21 aprile (Pasquetta) e il 28 aprile.

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