
Una tessera alla volta, messa al posto giusto, il mosaico assume gradualmente forma compiuta. L’ultimo pezzetto andatosi ad incastrare alla perfezione nel grande puzzle granata è stato in ordine di tempo il trionfo, sancito con largo anticipo, nel campionato di competenza. Troppo facile primeggiare in Terza Categoria, dirà qualcuno. Mica vero. Nel calcio moderno non c’è nulla di scontato, tutte le partite fino a prova contraria cominciano dallo zero a zero e vanno sudate ogni maledetto fine settimana. C’è voluta in effetti l’indiscutibile competenza e l’abile strategia dell’accoppiata Mei-Canestrari per far sì che il torneo, che si doveva vincere a tutti i costi per ovvie ragioni, lo si sia vinto alfine davvero. Lo si è fatto con una squadra di livello decisamente superiore, che ora può legittimamente ambire al filotto totale di soli successi per un record più unico che raro nel panorama calcistico nazionale e che oltretutto ha in sé capisaldi importanti sui quali costruire la prossima campagna. Già, perché se molta strada è stata percorsa negli ultimi mesi (non dimentichiamo che si è partiti praticamente dal nulla lasciato in eredità dai nuovi barbari) altrettanta se non di più ne resta da compiere. Le prossime tappe mettono in effetti in agenda il perfezionamento imprescindibile dell’accordo con il Sant’Orso e il conseguente approdo senza colpo ferire in Promozione. Di riflesso, va edificato un organico all’altezza, con il chiaro obiettivo di proseguire la risalita appena avviata. Lo si può fare attingendo al buono già presente in rosa, integrandolo magari con i reduci dalla fallimentare esperienza dell’Alma Juventus (i vari Tommasino, Malshi, Saponaro e Allegrucci possono tornare utili alla causa) e spolverandolo con gli ex sparsi qua e là per la Penisola (pensiamo, tra gli altri, a Roberti, Marcantognini e, perché no, all’eterno Ginestra). Va inoltre rafforzata sempre più la compagnie societaria, cooptando forze imprenditoriali pesanti, fulcro robusto su cui far leva per le crescenti ambizioni a venire. Altro imperativo d’obblico, di concerto con istituzioni finalmente sintonizzate sulla stessa lunghezza d’onda, è quello di riqualificare il glorioso ‘Mancini’ (terreno di gioco e spalti gridano vendetta) e avviare una gestione oculata degli impianti cittadini da destinare agli allenamenti e al nascituro vivaio. Non meno primario infine è il compito di ancorarsi in misura sempre maggiore al territorio, riallacciando pure i rapporti con scismatici e obiettori d’accatto. Che, ne siamo certi, scenderanno dall’Aventino man mano che le promozioni fioccheranno. Ed ai quali, citando Paolo Conte, indirizziamo un perentorio ‘al cinema vacci tu’. Noi andiamo e continueremo ad andare allo stadio. Dove un passato che porteremo sempre nel cuore lascia ora il posto, all’insegna di una sacrosanta e indiscutibile continuità, all’alba di un nuovo futuro.
Sandro Candelora - (opinionista)