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Il protocollo d’intesa tra Comune e associazioni di categoria è una buona iniziativa perché mira a promuovere la mobilità sostenibile alleggerendo e rendendo meno pericoloso il traffico in particolare verso l’area industriale di Bellocchi; quindi, più utilizzo di mezzi pubblici, di auto in condivisione e soprattutto spostamenti in bicicletta con piste ciclabili sicure dove ora si  rischia la vita. Lodevole anche l’intenzione di facilitare il tutto con una piattaforma digitale di intermediazione per le varie modalità di viaggio. A fronte di tanta buona volontà, dispiace la mancata attenzione verso l’infrastruttura che potrebbe essere la più utile e funzionale di tutte, realizzabile in poco tempo e con modesta spesa: la ciclovia lungo l’ex ferrovia Fano Urbino che oltretutto sfiora la zona industriale di Bellocchi; la sua realizzazione porrebbe anche fine a decenni di abbandono e degrado. Che l’ex ferrovia non possa essere ripristinata è ormai chiaro a tutti; manca solo la certificazione ufficiale che però viene impedita dalla Regione Marche che non pubblica lo studio di (non) fattibilità elaborato da RFI. Realizzare questa ciclovia conviene a tutti: cittadini, turisti, aziende, lavoratori, associazioni di categoria, ecc. Il problema è la Regione Marche con la complicità del Comune di Fano  che da un lato vuole la mobilità sicura per i ciclisti ma dall’altro non vuole una ciclovia sicura lungo vecchi binari non più utilizzabili.  Riusciranno gli amministratori comunali e regionali a risolvere questa grossa contraddizione?

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