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Per dirla con Totò, c’è a chi piace e a chi non piace… A noi, cresciuti a pane e rock ‘n roll, non è che la musica tecno, elettronica, rave (chiamatela pure come volete ma di quello si tratta) faccia impazzire. Anzi. Alla stregua dell’heavy metal altro non ci pare che puro rumore dato in pasto a menti e corpi sballati. Ma de gustibus non est disputandum. Oltretutto, però, non  è questo il punto. Ciò che ci trova pienamente d’accordo e del tutto sintonizzati con l’organizzazione è l’idea che sta alla base e la lungimiranza di chi ha saputo tradurla in concreta realtà. Finalmente qualcuno (e ci riferiamo a Lewis, persona di ben altro passo che andrebbe coinvolta in sempre maggiore misura nelle magnifiche sorti e progressive cittadine) riesce a sfruttare appieno l’aeroporto di Fano per quello che (anche, tra le molteplici altre valenze) è, come andiamo dicendo da anni. Da sempre. Un formidabile contenitore, una grande arena naturale bella e pronta da destinare ai mega eventi. Musicali e non solo. In pratica, il fratello gemello del Campo Volo di Reggio Emilia tanto caro a Ligabue e compagnia cantante, dove negli anni si sono esibiti i big assoluti, dagli U2 in giù. L’area è in aggiunta ben servita e facilmente raggiungibile per chi viene da lontano, trovandosi ad immediato ridosso di autostrada, superstrada e statale. Nulla osta, in definitiva, a che il raduno di metà giugno (il 13 e 14, segnatevi le date), che vedrà sul palco i DJ più rinomati a livello mondiale, divenga il primo di una lunga serie di iniziative analoghe. E meritorie. Per altro verso, immaginiamo già che i soliti bastian contrari avranno da ridire: ci sarà di certo chi si lamenterà del rumore (i decibel, in effetti, non si conteranno); taluni non tollereranno quei ragazzacci brutti, sporchi e cattivi venuti a turbare il loro tranquillo perbenismo; non mancheranno infine gli adepti del Not In My Garden, irriducibili e patetici paladini del ‘fatelo dove diavolo volete ma non sotto casa mia’. Sciocchezze, misere battaglie di retroguardia. Prese di posizione aprioristiche e fini a se stesse. Che i fatti parlano da soli e lo sviluppo (economico, turistico, d’immagine) per fortuna va in ben diversa direzione. Con questa scelta che guarda avanti Fano ha ora una nuova carta da giocare nel mazzo delle sue già numerose eccellenze e attrattive. La strada della non più rinviabile e totale valorizzazione dell’Aero Dome (toh, trovato anche il nome) è insomma tracciata, il ghiaccio da ultimo rotto. E allora, visto che siamo in tema, chiudiamo con Lionel Ritchie. Let the music play on. All night long.

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Sandro Candelora - (opinionista)

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