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di Anna Maria Polidori

Il 31 maggio a Palazzo Ducale di Urbania gli alunni e le alunne della Scuola Secondaria di primo grado presentano «Marc Chagall e i Nostri Sogni». Questo spettacolo itinerante di scrittura creativa e laboratorio teatrale è coordinato da Benilde Marini e Roberta Sandreani con la collaborazione di Rita Borsella, Giovanna Guerra, Jennifer De Pascalis, Ettore Sacchi. Il primo spettacolo cui sarà possibile assistere avrà luogo alle 16.30, il secondo alle 18 e il terzo alle 19.30. Al pubblico spetta seguire i ragazzi e le ragazze attraverso gli spazi del Palazzo. L’entrata viene garantita ogni volta per 30 persone ed è obbligatoria la prenotazione. Ma chi era Marc Chagall, prima di tutto, fonte di ispirazione per questo nuovo esperimento creativo? Nato in Bielorussia, ebreo, la sua vita è stata perlopiù tormentata dall’odio antisemita. La sua famiglia non riesce ad appoggiare appieno la svolta creativa del ragazzo perché la Torah nega ogni coinvolgimento creativo, ma il ragazzo insiste e dopo essersi perfezionato a Mosca andrà a Parigi. Scarsità di cibo, patimenti vari, entra in contatto con il fertile mondo intellettuale della capitale francese. Non gli piace il Cubismo, troppo carnale e vero. Lui è attratto da quel che definirà: «Il lato invisibile, quello della forma e dello spirito, senza il quale la verità esterna non è completa». Un artista, Chagall che vuole connettersi profondamente con se stesso. Un bel se stesso, lasciatemelo scrivere. Amava dire: «Se creo con il cuore, quasi tutto funziona, se con la testa, quasi niente». Sensibile, nel 1937 dopo tante vicissitudini ottiene la cittadinanza francese, ma, essendo ebreo, sarà nuovamente perseguitato stavolta dal Nazismo. Varian Fry, giornalista americano che ha salvato centinaia di intellettuali ebrei, lo aiuterà a scappare in Paesi sicuri. Ha sofferto Chagall, ma questo non lo ha reso una persona dura. L’opposto. «Nella nostra vita c’è un unico colore, come sulla tavolozza di un pittore, che dà il senso della vita e dell’arte. È il colore dell’amore” dirà. Crede che non ci sia forza più immensa dell’amore, che tutto può. “Nelle arti, come nella vita, tutto è possibile a patto che si basi sull’amore.” Pensava al colore come fosse musica. «Il colore è tutto. Quando il colore è giusto, la forma è giusta. Il colore è tutto, il colore è vibrazione come la musica; tutto è vibrazione». Una persona di estrema immaginazione, ha sempre creduto che «L’amore e la fantasia vanno di pari passo». Ama la natura, i fiori Chagall. Sono un forte antidoto contro le brutture della vita. Confesserà infatti: «Potresti chiederti per ore cosa significhino i fiori, ma per me sono la vita stessa, in tutta la sua felice brillantezza. Non potremmo fare a meno dei fiori. I fiori aiutano a dimenticare le tragedie della vita».  Comprendeva la profondità della sua anima e soleva dire: «È solo mio il paese della mia anima», ribadendo però che in questa intimità, in questo sentire, quello che a lui interessava era solo l’amore. «Solo l’amore mi interessa e sono in contatto solo con le cose che amo».

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