Sembra ieri. Ed è ancora oggi. Così come sarà per sempre in ogni domani a seguire. Perché il ricordo vive in eterno e la memoria di chi non è più viene custodita come prezioso lascito nel cuore di quelli che ne raccolgono la dolce eredità del patrimonio di affetti. Don Achille (non serve citare il cognome, gli appellativi, i titoli, le onorificenze, che tutti a Fano e non solo lo conoscono così) ci ha lasciati esattamente un quarto di secolo fa. Quasi una vita addietro. Un’esistenza, la sua, lunga, intensa, esemplare, spesa, un giorno dopo l’altro, facendosi dono di sé. Verso tutti, indistintamente. Prescindendo da ceto sociale, credo religioso, orientamento politico, convinzioni individuali. Interpretando in tal modo il vero spirito evangelico e traducendolo in concreta azione quotidiana, era prossimo al prossimo suo. Vicino con anima e corpo a chi, e sono stati tanti, aveva bisogno di un consiglio, un aiuto anche materiale, un supporto morale, una spinta e un indirizzo nella notte ricca d’angoscia dell’incertezza e del dubbio. La sua parrocchia era quella, ora abolita e incorporata, di San Leonardo. In realtà, il gregge che accudiva con amore non aveva confini e la sua cura abbracciava l’intera città. Che percorreva, sotto il sole o la pioggia che ‘El Signurin’ gli riservasse, a bordo della sua amata e inseparabile bicicletta (divenuta nel tempo quasi un prolungamento della sua persona), la tonaca lisa (non amava la futile apparenza, lui era pura sostanza), gli occhiali sempre quelli e dietro di essi lo sguardo arguto, indagatore, colmo di umanità e bonomia. È stato pastore d’anime ma soprattutto padre comprensivo, fratello saggio, amico fidato, compagno premuroso di ciascuno di noi. Che ora, nel perpetuarne l’elevato esempio di autentica carità cristiana, abbiamo il dovere imprescindibile, invero un supremo onore, di farlo conoscere a chi non c’era e non ha avuto il privilegio di godere della sua ricchezza interiore. Ora lo può vedere specchiato in noi. Perché noi, in pensieri, parole e opere, siamo e saremo ciò che egli ci ha regalato. Tutto se stesso. Fino alla fine.
Sandro Candelora (Opinionista)






















