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A volte tornano. E sono riapparizioni, oltre che sommamente gradite, piene di significato e dense di insegnamenti. Niccolò Gucci vestirà dunque di nuovo la maglia granata, alla luce del colpo ‘monstre’ messo a segno da Canestrari e venuto a scuotere vieppiù l’intero ambiente, già peraltro elettrizzato dalla stagione dei record appena conclusa. L’attaccante toscano ha evidentemente dato ascolto al richiamo del cuore, che ha lasciato a Fano sulla scorta di tre campionati memorabili (formidabili quegli anni, nevvero?). E di cui ha fatto dono alla città, alla tifoseria e alla donna della sua vita. Chapeau! A riprova del fatto che per fortuna non tutti i calciatori vanno dove li porta il dio denaro ma vi sono al contrario non rare eccezioni di hombres verticales che  sanno dare ascolto alle leggi dell’anima. Il suo acquisto, sensazionale per queste categorie (il nostro ha giocato tra i professionisti fino a ieri l’altro), testimonia poi la decisa volontà del club di riappropriarsi in fretta di dimensioni più concone al proprio blasone, infangato dai troppi filibustieri transitati a queste latitudini a fare tabula rasa. La squadra in cantiere (le scelte pesanti sono tutte in agenda), che avrà nel centravanti il suo artigliere principe, sarà in effetti chiamata a vincere anche il prossimo torneo di Promozione. Senza se e senza ma, dato che il Paradiso può attendere ma non tanto a lungo. A tal fine, non si dovranno lesinare sforzi pure notevoli, il primo dei quali è appunto l’uomo di Bagno a Ripoli.  La società sta in definitiva seminando con cura, serietà e lungimiranza, consapevole che solo su tali basi si potranno raccogliere frutti copiosi e alla resa dei conti pienamente meritati. La mossa ha infine il carattere di un chiaro e perentorio avviso ai naviganti, che va ben al di là di un immediato effetto mediatico. Vuol essere una richiesta di fiducia lanciata alla massa dei supporters, in primis a quanti si mostrano ancora tiepidi o, peggio, prigionieri della nostalgia canaglia. Come dire: signori, questi sono fatti e non parole. Di quelle nel recente passato ne abbiamo ascoltate sin troppe e di un tenore assai biasimevole. Dopo tutto, le uniche che parlano davvero sono le voci del campo. Forti, chiare. Ineluttabili.

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Sandro Candelora (opinionista)

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