Il quadro di San Martino a cavallo tornerà ad Apecchio dopo oltre otto lustri. Il dipinto di 223 centimetri per 180 è stato recuperato quest’anno dai carabinieri del comando Tutela del patrimonio culturale e riconsegnato alla Diocesi con una cerimonia ufficiale, stamane nella chiesa del centro pastorale in via Roma a Fano. «Credo che la collocazione ideale sia il santuario del Santissimo Crocifisso», ha detto Vittorio Nicolucci, il sindaco di Apecchio, che ha espresso «gratitudine e riconoscenza per il ritorno dell’opera anche a nome del parroco don Sauro». Il quadro di San Martino a cavallo era nella chiesa intitolata a Santa Maria della cella fino alla metà degli anni ’70, quando l’edificio religioso fu dichiarato inagibile, poi se ne persero le tracce. Della sua presenza ad Apecchio è però rimasta una memoria ancora nitida in alcuni abitanti, che insieme con la perseveranza del responsabile scientifico del patrimonio culturale diocesano, il fanese Guido Ugolini, hanno avuto un merito nell’indagine portata a buon fine dall’Arma e condotta dal sostituto procuratore Giovanni Narbone.
Seguendo altre piste, i carabinieri del comando Tutela del patrimonio culturale e del comando provinciale avevano scoperto nel 2018 che il quadro di San Martino a cavallo si trovava nella casa di un restauratore urbinate e dopo circa due anni di accertamenti e verifiche è stato riconsegnato alla Diocesi. Il dipinto è giudicato «di pregevole fattura» e gli studiosi lo fanno risalire alla fine del XVI secolo, collocandolo nel filone del tardo manierismo, scuola bolognese. Un primo studio è stato effettuato dal professor Stefano Papetti, ma serviranno ulteriori accertamenti per capire alcuni aspetti importanti, come chi fossero il committente dell’opera e soprattutto il suo autore. Sotto la pancia del cavallo è rimasto un nome, Bartolomeo: un punto di partenza per le future indagini storico-scientifiche. Alla cerimonia della riconsegna, moderata da Ugolini, hanno partecipato il vescovo Armando Trasarti, il vice prefetto Antonio Angeloni, il sindaco Nicolucci, il tenente colonnello Carmelo Grasso e il luogotenente Alberto Monfardino del comando Tutela del patrimonio culturale (che hanno illustrato l’indagine sul dipinto), ufficiali e dirigenti delle forze di polizia.
Nella foto grande un momento della cerimonia, sotto gli interventi del vice prefetto Antonio Angeloni e del vescovo Armando Trasarti






















