FOSSOMBRONE Donna rimane ferita alla testa dal portellone posteriore della sua auto che le si chiude di botto. Lo aveva appena alzato per recuperare quanto aveva depositato al momento della partenza. Il sangue comincia a cadere copioso. La malcapitata si spaventa. Chiede auto. Le corrono in aiuto alcuni residenti del palazzo nei pressi del quale si era fermata. Scatta immediata la telefonata alla centrale del 118. La prima risposta non lascia spazio a nulla di buono. L’ambulanza di stanza all’ospedale cittadino è fuori per una chiamata a Fermignano. Ci vorrà del tempo prima che rientri. Altra raccomandazione: inutile recarsi all’Acap peraltro poco distante. Lì non vengono applicati punti di sutura. Meglio fare riferimento al pronto soccorso di Urbino. Il trasporto e il conseguente rientro a casa resta comunque un problema difficile da rivolere. I familiari accompagnano la signora al pronto soccorso di Fano dove le vengono praticate le cure del caso. Gli operatori adottano una tecnica di sutura che non è quella dei punti. Dopo tanta paura e tempo perso la situazione si normalizza. Di commenti se ne possono fare chissà quanti, ma la domanda è una sola: il sistema urgenza emergenza sul territorio può andare “avanti” così?






















