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Il 2025 è stato un anno politicamente importante per la città di Urbino. Si chiude con una serie di conferme e novità di cui tenere conto.

 La conferma principale è senz’altro la presa che tuttora il sindaco Maurizio Gambini riesce ad esercitare sulla città. Un dato politico che va valutato in profondità e mai sottovalutato.

 L’altra conferma, però,  è che nonostante questa presa il centro destra, dopo ben 12 anni di governo, non è riuscito a radicarsi. Ha perduto le elezioni provinciali del 2024 non eleggendo nessun consigliere di Urbino, soprattutto ha perduto le elezioni regionali  il cui esito ha confermato il centro sinistra largamente vincente nel comune di Urbino.  Nessun consigliere regionale di destra è di Urbino, mentre sono stati eletti in quella coalizione sindaci di comuni più piccoli come Cartoceto e Piandimeleto.

La novità rilevante è che per esercitare il suo dominio personale Gambini ha dovuto liquidare con prepotenza, e con le indimenticabili dimissioni farsa, consiglieri comunali che erano stati determinanti per la sua elezione e per la sua lista, fino a spingere alle dimissioni il Presidente del Consiglio Comunale e poi sostituire un  assessore fedelissimo della prima ora  come Rossi e declassare Volponi. Il suo è quindi un governo sempre più personale,  sempre più marcatamente di destra nei contenuti ma di cui non riescono ad avvantaggiarsi le forze  politiche con le quali ci misureremo  nel 2029  per   la guida della città.

La novità è che dopo aver conteso, oltre le aspettative, la vittoria  nelle elezioni comunale del 2024, l’opposizione non si è sfaldata, continua a presentarsi unita;   un prerequisito fondamentale per rendere concreta la possibilità, sempre più necessaria, di un cambio al governo di Urbino. Finora le diversità che pure ci sono nel centro sinistra non hanno prodotto quel rompete le righe che in tante occasioni si era verificato in passato. E’ un patrimonio che va preservato e al quale Urbino Rinasce da un contributo rilevante cercando in ogni modo di mantenere saldo il legame anche con forze politiche che, pur  non avendo eletto consiglieri, hanno ottenuto  quantità importanti di voti come 5 stelle, Sinistra per Urbino, Socialisti.

La novità peggiore è un drastico impoverimento del dibattito democratico, diremmo addirittura della agibilità democratica nella città. Questa è la cifra più preoccupante del governo solitario di Gambini. Restrizioni del dibattito in Consiglio Comunale quasi ad assuefare l’opinione pubblica sulla sua inutilità. Chiusura a qualsiasi sollecitazione che porti in Consiglio ciò che nella città comunque si muove. Dal tema della Pace, alla drammatica questione palestinese, dalla sanità alla università,  dalla biblioteca civica al piano urbanistico.

Ogni volta  che abbiamo cercato di portare dentro alla istituzione istanze, domande esigenze  che si manifestano in città la reazione è stata:  “non è questione di cui ci possiamo occupare”, ” proponete cose su cui noi già abbiamo fatto tutto”, “parlate solo male della città”.

Così si crea una cesura insanabile fra l’istituzione democratica Comune e la cittadinanza e si perdono quei passi avanti positivi che nel confronto anche fra opposti si può creare per fare cose nuove o per fare meglio ciò che si fa già. E’ assordante il silenzio dai banchi della maggioranza su questo punto che attiene alla democrazia.

Questo scenario, sommariamente descritto, ci fa dire che nel 2029 ci sono tutte le condizioni per cui il centro sinistra torni a vincere. Ma bisogna attrezzarsi fin d’ora con alcune azioni indispensabili.

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In primo luogo capire fino in fondo la modalità di “dominio personale” che è stato messo in atto da questo sindaco. Il cuore sembra risiedere in  un principio ben presente anche nelle vecchie giunte di sinistra: la città si governa con le frazioni e non con il centro storico. La differenza radicale è che allora i partiti poi riportavano il tutto a sintesi unitaria a visione d’insieme, mentre Gambini vince perché tiene tutte queste realtà separate in modo tale da coltivare piccoli e circoscritti interessi, dando al termine interessi proprio quella declinazione iper concreta e nello stesso tempo egoistica e corporativa che la destra sa dare.

In secondo luogo bisogna che nel centro sinistra si riveda l’agenda dei temi prioritari anche in funzione di una iniziativa che deve uscire dal Consiglio Comunale e vivere maggiormente nella città. Facciamo alcuni esempi la battaglia per Riceci, la battaglia che si sta facendo per la sanità, la raccolta firme per la biblioteca civica, il lavoro sul PUG , tutte iniziative che valgono come e di più delle pur necessarie interrogazioni, mozioni, ordini del giorno.

Se non c’è l’iniziativa politica e di lotta nella città  non c’è margine nemmeno per l’iniziativa in Consiglio Comunale. E questa iniziativa esterna deve avere nelle frazioni il punto di caduta più forte. Ma la questione è di contenuti oltre che di metodi di lotta.  Le priorità che il centro sinistra vuole proporre non sono chiare del tutto, ci si deve lavorare e forse non partiamo da una totale coincidenza di vedute.

Questo apre all’ultimo punto. Rivedere le modalità di guida della coalizione e farlo adesso per non arrivare tardi all’appuntamento del 2029.

Urbino Rinasce si muove su tre assi : tutelare il nostro campo largo nella stessa dimensione che fu raggiunta al ballottaggio nel 2024;   consolidare un area di sinistra non PD come uno dei soggetti più dinamici e propositivi della coalizione;  definire una agenda di temi che sappia unire la vocazione cosmopolita della città alla vita concreta di coloro che qui lavorano e vivono non senza difficoltà, con un occhio attento ai comuni del territorio che fa riferimento a Urbino.

Buon 2026!!!

 

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