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L’atleta di Fermignano vola sul Carso triestino chiudendo in 11 ore e 40 minuti, migliorando di un’ora e mezza il tempo dello scorso anno

Un’impresa epica quella compiuta da Marco Mignano, atleta marchigiano tesserato con la società Never Stop Run di Senigallia, che ha conquistato il secondo gradino del podio nella distanza regina della Corsa della Bora: la leggendaria 102 km con 3600 metri di dislivello positivo.

La gara si è rivelata una sfida estrema non solo per la distanza, ma per le condizioni meteo proibitive. I concorrenti hanno dovuto affrontare una notte gelida con temperature percepite fino a -15°C, a causa del forte vento di bora che ha sferzato il percorso senza sosta.

Partito da Porto Piccolo (Trieste) alle 24.00, il tracciato si è snodato sui terreni impervi del Carso: rocce taglienti, fango scivoloso e la costante insidia del vento gelido. Una prova che ha richiesto una concentrazione altissima per evitare infortuni e, soprattutto, per non rischiare il peso degli sbalzi termici durante le brevi pause ai ristori.

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Mignano ha mantenuto la seconda posizione fin dai primi chilometri, ingaggiando una lotta serrata per il secondo posto che non gli ha permesso cali di tensione. Ha tagliato il traguardo con il tempo di 11 ore e 40 minuti, abbassando di oltre un’ora e mezza il proprio record personale stabilito nell’edizione precedente.

Il racconto dell’atleta

«La sfida più grande è stata non poter mai rallentare il ritmo», racconta Mignano«Dal 50° chilometro in poi, gambe e mente chiedevano tregua, ma sapevo che non potevo concedermi questo lusso: rallentare avrebbe significato perdere il podio e, a causa del freddo, rischiare il congelamento. Mentalmente è stata una prova di forza estrema, unita a una gestione meticolosa di idratazione e alimentazione, fattori che con temperature così basse diventano critici e difficili da bilanciare».

Un risultato che va oltre l’aspetto agonistico, portando con sé un messaggio di resilienza: «Affrontare queste avventure mi insegna che per ottenere risultati bisogna essere disposti a sacrificare molto. Il podio è solo la punta dell’iceberg; sotto c’è tutto il lavoro e la fatica che non si vedono, ma che sono fondamentali nello sport come nella vita».

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