Venerdì, 6 febbraio 2026, nel corso di una partecipata assemblea presso la sala civica della Piantata si è costituito il comitato per il No al referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026. Al comitato hanno aderito: ANPI – UDU – Istituto Gramsci – Sinistra per Urbino – Giovani democratici – Cinque stelle – PD – Lega ambiente – CGIL – Noi Donne – Urbino rinasce – AvS – Rifondazione comunista – PCI – Istituto Cappellini – Fondazione XXV Aprile.
L’unione di queste forze politiche e associazioni civiche e culturali si è resa necessaria per il coordinamento delle diverse iniziative che saranno organizzate sul territorio urbinate, auspicabilmente in ogni frazione, per sensibilizzare la cittadinanza intera sui gravi rischi che la “riforma” Meloni-Nordio pone all’equilibrio tra i poteri dello Stato e all’indipendenza della Magistratura quale presidio dei diritti fondamentali della persona.
Il primo evento pubblico, promosso dal neo istituito comitato, si svolgerà mercoledì 11 febbraio 2026, ore 17:00 presso la Sala degli Incisori, Collegio Raffaello. I lavori saranno coordinati da Federico Losurdo (Costituzionalista dell’Università di Urbino). Interverranno Marcello Fagioli (Avvocato di Urbino), Luigi Reale (Presidente Tribunale di Urbino), Francesco Paolo Grippa (Giudice Tribunale di Urbino). Concluderà la serata Enrico Grosso (Costituzionalista, Università di Torino e Presidente Comitato Giusto dire NO). Tutta la Stampa è invitata.
La revisione dell’ordinamento giudiziario proposta dal Governo sottende un’idea di democrazia assai distante da quella inscritta nella nostra Costituzione. La sovranità del popolo si riduce al solo momento del voto: la scelta del capo (premierato elettivo) e la magistratura avrebbe il dovere di rispettare la volontà popolare senza intralciare l’operato del Governo. La nostra Carta fondamentale, invece, sancisce che “La giustizia è amministrata in nome del popolo” (art. 101). Ciò significa che anche la Magistratura, nella sua unitarietà, partecipa dell’esercizio della sovranità popolare, fungendo da argine agli arbitri della maggioranza contingente a garanzia, prima di tutto, dei diritti delle minoranze.






















