Marta Ruggeri
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“La Giunta Acquaroli rompa il silenzio sulla mobilitazione nelle Marche

“La scuola marchigiana non può essere ridotta a un centro di addestramento precoce, sacrificando la formazione critica e migliaia di ore di lezione sull’altare dei tagli ministeriali”. Con queste parole Marta Ruggeri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Regionale, annuncia il deposito di un’interrogazione sottoscritta da rappresentanti di tutti i gruppi di opposizione, chiedendo alla Giunta Acquaroli di prendere una posizione netta contro la riforma degli Istituti Tecnici e la cosiddetta filiera del “4+2”.

Secondo le denunce sindacali che stanno infiammando il dibattito nazionale, la riforma comporterebbe un drastico ridimensionamento dell’offerta formativa. “Parliamo di una perdita di circa 627 ore di lezione nell’arco del quinquennio,” spiega Ruggeri. “Il solo quinto anno, quello cruciale per l’Esame di Stato, vedrebbe scendere il monte ore da 1056 a 990. A farne le spese sono discipline fondamentali come geografia, lingue straniere e scienze sperimentali. È un paradosso: il Ministero parla di potenziamento STEM, ma nei fatti svuota i programmi di quelle materie che formano la capacità di analisi degli studenti”.

La mobilitazione regionale è già realtà, con un epicentro nella provincia di Pesaro Urbino. “Docenti e personale di ben otto istituti storici, tra cui il Cecchi, il Bramante Genga, il Polo 3 di Fano, l’ITIS Mattei e il Raffaello di Urbino, sono in stato di agitazione,” sottolinea la Consigliera. “Questi istituti hanno formato generazioni di imprenditori e quadri che sono l’ossatura del nostro sistema produttivo. Indebolire la preparazione tecnica significa rendere le nostre imprese più fragili e dipendenti dalle tecnologie estere”.

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Oltre al danno didattico, preoccupa il risvolto occupazionale. La riforma rischia di tradursi in un taglio di 1.680 cattedre a livello nazionale, con ricadute pesanti anche nelle Marche. “Si tratta di un’operazione di puro risparmio sugli organici,” attacca Ruggeri. “Mentre i precari aspettano risposte, la riforma spegne ogni speranza di stabilizzazione, eliminando posti di lavoro nelle discipline fondamentali senza compensarli adeguatamente”.

“La Regione ha il dovere di tutelare il diritto allo studio e la qualità della formazione. Occorre aprire un tavolo con i sindacati per stimare quanti posti di lavoro e cattedre spariranno sul territorio regionale, e chiedere formalmente in Conferenza Stato-Regioni il posticipo dell’entrata in vigore delle nuove norme (prevista per il 2026/2027) per consentire una revisione che non penalizzi studenti e docenti. Non permetteremo che la scuola pubblica torni a modelli di avviamento professionale del passato, minando la sua funzione di emancipazione sociale”.

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