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di Anna Maria Polidori

Barbara Alberti è un vulcano di originalità così visto il suo arrivo a Cagli per l’incontro di sabato, Donne e Informazione, che cosa è cambiato negli ultimi 30 anni, moderato da Eugenia Romanelli e che ha visto la partecipazione della caporedattrice Francesca Capoccia l’abbiamo sentita al telefono. Un’ora di chiacchierata con un’intellettuale che ha sempre avuto un punto di vista originale, lontano da quello di tante altre persone. Era già stata a Cagli signora Alberti? “Sì, tante volte. Sono nata a Umbertide, così con i miei genitori andavamo nelle Marche in vacanza. Mio marito è di Pesaro. La vostra è una terra estremamente operosa, dove c’è un bel senso della vita”. Racconta che a casa ha un cane e un gatto. “Io e mio marito dormiamo rispettivamente con il nostro amico peloso preferito. Sa una cosa? Il babbo spesso si chiedeva se una volta morto avrebbe rincontrato tutti i suoi cani!”. Vive una relazione pacifica con il marito da cui si è separata tempo fa. “Sono 40 anni  che non stiamo più insieme però conviviamo sotto lo stesso tetto. Nonostante i tanti anni di separazione ancora mi cura gli aspetti amministrativi della vita. E per fortuna! Senza di lui mi ritroverei persa, mi dovrebbero subito rinchiudere in un ospizio”.

Che significato dà all’amore in tempi così tribolati dove è semplice uccidere una donna? “L’amore sarebbe bello però c’è la gelosia, esiste il possesso maniacale e questo non va bene. Gli uomini non accettano che la donna un giorno non li voglia più perché sono creature insicure. Per me l’unica alternativa ai ragazzi gelosi sa che cosa sono?”… Dica, dica. “Le arti marziali”. Sì?! “Ma sì. Una mia amica di Umbertide che poi si è trasferita altrove un giorno mi ha preso e scaraventato dall’altra parte della stanza. Non ho sentito dolore. Lei mi fa: si tratta di judo. E io: però!”.

Judo a parte, perché siamo finiti così in basso? “Viviamo in un mondo pieno di violenza. Pensavamo che la nostra civiltà avrebbe portato la pace e invece no, ci siamo ricaduti: di nuovo la guerra. C’è qualcosa di molto preoccupante, poi. Ai miei tempi c’era un vivo sentimento pacifista. Adesso neanche quello: è incongruo. Sa poi che cosa è cambiato? Nessuno si ribella più. Siamo come tante monadi”. Beh i cellulari sono un potente anestetico. Ci creiamo il nostro mondo e lì sprofondiamo. “Infatti. Io ho un vecchio Nokia, ma i telefonini moderni hanno un’enorme complessità. Soffriamo tutti di solipsismo”. Che significa? “È un termine filosofico. Sta per isolamento. Lo strumento che ci dovrebbe permettere di comunicare ci aliena, non ci permette di essere dove siamo”. Politicamente invece… “Andiamo verso la dittatura. Guardi da chi siamo governati: in America il tiranno Trump, in Russia Putin, in Israele quell’altro…”. Che poi gli USA sono una democrazia… “Ho vissuto sei mesi negli Stati Uniti da ragazza, ho fatto New York- New Orleans”. Signora Alberti, una favola di viaggio! “Sì, ma quel che mi ha colpito è stato questo: leviamoci dalla testa che noi siamo retrogradi in confronto a loro e che loro ne sanno più di noi. Certo: ci sono isole felici piene di intellettuali. Penso a New York,  Philadelphia, ma per il resto, l’americano medio è dominato dal consumismo. Poi al momento la popolazione ha paura per mia esperienza. Ho un nipote americano che dopo l’elezione di Trump ha deciso di lasciare il Paese per Umbertide (dove c’è una fitta comunità anglo-americana, n.d.r.)”. Ci torna spesso a Umbertide signora Alberti? “No, non più di tanto”.

Ha sentito del gruppo di lettura Alibuk creato sulla scia della libreria Alibou? “Sì, mi pare ma non ho mai partecipato. Certo, adesso Umbertide è diventato qualcosa d’altro rispetto ai miei tempi. Allora non c’era alcuna libreria e bisognava spostarsi a Castello per comperare libri”. Lei è stata al Grande Fratello. Che esperienza ha vissuto? “Ci andrei tutti i giorni se mi chiamassero!”. Scherza…Chiusa in una casa a quel modo? “Ma sì, le dico! Assolutamente. Vede chi ha una famiglia è spesso sotto stress. Lei se è sola vive già nella beatitudine della solitudine. Vede, nella Casa del Grande Fratello non ti acchiappa più nessuno. Non hai PC, non hai cellulare, c’è una tale inviolabilità che oserei definire meravigliosa. Ho respirato un senso di libertà immenso. Poi, che c’entra, quando il gioco dopo un mesetto, cominciava a essere al massacro, allora le cose cambiano. E poi il confessionale. Ah, che poltrona comoda! Tu puoi andarci quando vuoi, e per qualunque ragione. Trovi una voce meravigliosa che ti risponde e che dialoga con te, estremamente preparata. Però certo, dopo un mese ho chiesto in diretta di tornare a casa. Loro non vorrebbero farti tornare a casa”. Aveva fatto richieste specifiche? “Avevo chiesto di portare con me penna e carta”.

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Ma quindi dopo nella casa… “Sa, talvolta ancora ho dei problemi con qualcuno con cui ho partecipato”. Scherza… “No. Si è verificato quel che ha scritto Sartre. Sa Sartre l’ho portato come tesi di laurea. Comunque… Conosce quella storia dell’uomo che muore, va all’inferno pensando di trovare diavoli, corna, fuoco, fiamme e invece si sistema in un bell’appartamento? Bene, dopo arrivano altri due individui. Cominciano ad odiarsi e lui sa che dovrà convivere con questi figuri per tutta l’eternità senza avere la possibilità di andarsene. Come diceva Sartre: l’inferno sono gli altri“. Le guerre... “Guardi, i libri di storia sono infarciti da conflitti…Se non ci sono guerre, ci sono dittature”. Lei è cattolica? “Sono nata cattolica e ho preso tutti i sacramenti. Poi un giorno Dio è sparito dal mio mondo e mi sono sentita una persona felicissima, sollevata”. Beh una volta anche solo la dottrina infarciva la mente con il peccato. “È vero. Hanno fabbricato una macchina di dominio. Umberto Silva ha scritto: i martiri della fede sono i martiri uccisi dai cristiani. La Chiesa farebbe bene a tornare al messaggio francescano”. Papa Francesco ha dato il buon esempio. “Pensi che un pomeriggio sono tornata a casa. Ho trovato mio marito sdraiato in poltrona che sorrideva beato. C’era la TV accesa così gli ho chiesto: che stai guardando? C’è Papa Francesco, mi ha risposto. Mi dica lei quando mai noi abbiamo sorriso ascoltando un Papa. Un altro che mi piaceva era Papa Pacelli (Papa Giovanni XXIII). È che penso che, se a tutti i livelli, la gente professa d’essere cristiana, dovrebbe essere pronta anche al martirio. Trovo che sia estremamente impegnativo rappresentare Gesù sulla Terra”. La natalità dell’Italia. “Non è possibile vedere che la gente non fa più figli. C’è quasi una sorta d’obbligo della società nel dover fare figli. Quando sono arrivati questi di destra, ho pensato: beh loro sono favorevoli alla procreazione creeranno leggi, daranno incoraggiamenti. Invece niente. Si rende conto che siamo cinque vecchi per un bambino?” Sì dopo il Giappone siamo il Paese più anziano al mondo. “Le pare naturale? Occorrono braccia e menti giovani”. Rimpiange Pannella, Barbara Alberti. “Era una garanzia di civiltà e democrazia. Peccato non abbia creato un degno erede”.

 

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