Città Smart, Città Slow e Città Green: alcune considerazioni del geologo Martini
Pubblichiamo un intervento del Geologo Ambientale Endro Martini, Vicepresidente Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale) Marche e Presidente di Alta Scuola, l’associazione culturale e scientifica istituita fra Regione Umbria, Comune di Orvieto e Comune di Todi. Martini, dopo un trascorso in Umbria, si è trasferito a Cagli molti anni fa, dove tuttora risiede.

“Città smart – slow – green ? Farò alcune considerazioni su questi tre aggettivi che vengono sempre più spesso accostati alle città prendendo a spunto la città dove vivo, Cagli. Una cittadina sita nella montagna dell’entroterra marchigiano, che io definisco ‘a misura d’uomo’, un luogo dove ancora ci si riconosce, nelle piazze, nelle vie, dove si discute e ci si accapiglia anche perché ciascuno porta la sua ricetta per risolvere ogni problema, ricetta che ovviamente non coincide mai con quella dell’altro. Marc Augé definiva le metropoli i grandi aeroporti, gli stadi di calcio come ‘non luoghi’, cioè i posti dell’anonimato dove siamo massa anonima aggregata in quei posti solo dalla stessa cosa che li siamo venuti a fare…dormire, lavorare, viaggiare e transitare. Credo che siano molte le città, anche più grandi della Cagli dove vivo, per le quali queste mie considerazioni sono valide. Non c’è strada, andando in giro in questa mia bellissima Cagli, nella quale non si trovino almeno due se non cinque cartelli con la scritta affittasi o vendesi. Anche di la dal ponte sul fiume Burano, nella cosiddetta ‘Cagli Nuova’ la situazione non è bella. Così è se vi pare diceva Pirandello ! Non posso esimermi in questo breve excursus tra ‘smart, slow e green’, dal ricordare che Cagli sta al centro dell’Area Interna Pilota nelle Marche della famosa strategia nazionale, quella dell’abbandono. Fabrizio Barca nella sua felice intuizione aveva cercato di richiamare l’attenzione su queste aree marginali e marginalizzate. Si potrebbe dire per usare un detto: ‘su queste aree abbandonate da Dio e dagli uomini’, portandoci risorse a seguito dell’accordo di negoziato con l’UE per il periodo 2014 – 2020. Meccanismi burocratici pazzeschi hanno impedito rapidità nel completamento delle procedure e impediscono la rapida attuazione della spesa per cui accade che ora, nel 2020, alle soglie della nuova programmazione 2021/2027 si fanno previsioni e prenotazioni, per allocare in prospettiva nuove risorse su partite come quelle delle Aree Interne, sapendo di non aver ancora speso quando già destinato con i vari accordi di programma tra Stato – Regioni – Enti Capofila, firmati ormai anche due, tre o quattro anni fa“.
Questa l’introduzione di Martini, che è anche responsabile nazionale del Premio Contratti di Fiume, sulla definizione dei tre aggettivi Smart, Slow e Green, che qua sotto va brevemente a spiegare.
“Per essere Smart, una città ha bisogno oggi di una spina dorsale, di una struttura portante di base: quella delle strade e delle autostrade digitali e telematiche…non solo di quelle in asfalto. Per essere smart deve essere una città cablata con fibra e con ripetitori in vista ottica, con hotspot accelerati in piazze e luoghi telematici, per arrivare porta a porta con quintalate di byte in upload e in download. Pensiamo a quanti potenziali Smart Working si potrebbero trasferire qui da noi, in residenze con affitti non esosi, o quanti potrebbero acquistare invece la ‘casa e bottega smart’ a costi concorrenziali sempre qui da noi, con enogastronomia di alta qualità e d’identità originale controllata e garantita, a km zero. Qui da noi in questi borghi, dove risiede anche il dna di un Green che è costituito dalla grande bellezza culturale, paesaggistica e ambientale di un Appennino non ancora completamente macellato da speculazioni sbagliate. Ma il grande investimento annunciato sulla banda larga, ultra larga, super larga, iper funzionale e funzionante che ci avrebbe connesso ai corridoi dello sviluppo e alla telemedicina di progresso dov’è ? E se c’è a che punto sta ? Io lo ignoro…mi auguro che qualche lettore informato risponda. Per ora a me sembra che sia rimasta la solita Banda…una bandaccia!
Se vai sul vocabolario trovi per Slow una definizione che parla di una danza foxtrot in tempo lento, che richiede un andamento ritmico e sciolto a un tempo ‘slow rock’; ma anche una definizione che dice ‘Tendente a privilegiare ritmi e stili di vita più lenti e tradizionali, nella ricerca della soddisfazione dei propri bisogni, rispetto a quelli imposti dalle moderne società.’ Ecco, con queste due definizioni si inquadrano molte città dell’entroterra Appenninico come Cagli, dove appunto si tende ancora a guardarsi dentro, senza rendersi conto che il tempo e il mondo cammina, e cammina Speed. Certo è che coniugare un contesto veloce con un contesto lento è impresa ardua. Devi smuovere tradizioni, abitudini, serve un salto culturale ingegnoso perché il passato non si cancella, anzi dovrebbe essere motore di buoni insegnamenti per il futuro. Vedi mai allora che proprio in queste città appenniniche…quelle dell’abbandono rimaste indietro, sta la soluzione allo sviluppo sostenibile ? E questo proprio perché ciò che era una criticità forte e sofferta oggi, al tempo del dopo covid, diventa una risosrsa e un’opportunità da cogliere. Da qualche anno Cagli, ad esempio, è sede ogni anno della festa della Pipa e alla manifestazione vera e propria si affianca anche la gara di ‘lento fumo’ organizzata dal Club di Madrid prima e dal Pipa Club Italia dopo. Ecco che qui troviamo una situazione di ‘slow smoke’ accanto forse a situazioni di ‘slow attention to the evolving world’. Esiste una rete nazionale delle città del buon vivere, delle cosiddette ‘Città Slow’. Il Movimento Città Slow è nato nel 1999 dall’intuizione di Paolo Saturnini, allora Sindaco di Greve in Chianti, fatta propria dai sindaci delle città di Bra Francesco Guida, di Orvieto Stefano Cimicchi e di Positano Domenico Marrone, e accolta da Carlin Petrini, Presidente di Slow Food. L’obiettivo era ed è quello di allargare la filosofia di Slow Food alle comunità locali e al governo delle città, applicando i concetti dell’ecogastronomia alla pratica del vivere quotidiano. I Comuni che aderiscono all’associazione sono: animati da individui curiosi del tempo ritrovato, dove l’uomo è ancora protagonista del lento, benefico succedersi delle stagioni; rispettosi della salute dei cittadini, della genuinità dei prodotti e della buona cucina; ricchi di affascinanti tradizioni artigiane, di preziose opere d’arte, di piazze, di teatri, di botteghe, di caffè, di ristoranti, luoghi dello spirito e paesaggi incontaminati; caratterizzati della spontaneità dei riti religiosi, dal rispetto delle tradizioni, dalla gioia di un lento e quieto vivere.
Ma anche Città Green possiamo essere perché già lo siamo…collocati tutti e tutte in questo stupendo Appennino (che è anche un po ballerino e a volte ci tradisce o ci punisce ?). Penso di nuovo a questa città, a questa Cagli alla confluenza di due Fiumi, al centro di un sistema naturalistico e paesaggistico che non ha rivali, con vallate e panorami, con ambienti geologici e geomorfologici disegnati dalla natura, ricchi di storia e di memoria, di acque e di foreste, di luoghi dove vivere perché sono luoghi da vivere. Smart, Slow e Green insieme: Yes we Can, si può fare ! Tocca muoversi però…se non ora quando?”.





















