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Con questo articolo, il gruppo consigliare comunale di minoranza di Cagli “Il futuro in Comune” intende sollecitare un’analisi di quella che è la situazione del nostro entroterra, proponendo motivi di riflessione e discussione su quelle che potrebbero essere le strategie future e sulla conduzione politica ed amministrativa della nostra regione, viste le elezioni regionali in programma a fine maggio.

“Sono idee su cui ragionare per non ripetere gli stessi gravi errori del passato, con un momento di riflessione sulla attuale situazione dei territori in cui viviamo. Le imminenti elezioni regionali nelle nostre Marche, debbono portare a ripensare totalmente al valore ed alla peculiarità della politica: il servizio e l’aiuto debbono estendersi a tutti, con ogni sforzo possibile come farebbe il buon padre di famiglia verso tutti i propri figli. Per troppi anni tutto ciò non è avvenuto; causa conseguente il forte disequilibrio tre le due anime di questa regione, quella costiera e quella montana dell’entroterra. La nostra regione è come un rettangolo che potremmo simbolicamente tagliare verticalmente al centro per tutta la sua lunghezza, ragionando poi sulla grande diseguaglianza economica, dinamica e di ricchezza nei due contesti territoriali. I dati regionali lo dicono in maniera chiara ed evidente di come questa regione sia ormai divisa in cittadini con diverse opportunità e servizi. Questi dati denunciano come la politica negli anni, abbia visto e trattato in maniera del tutto diversa queste anime di una stessa realtà, mortificando e svuotando di contenuti la parte dell’entroterra, territori in cui la presenza della regione è quasi impercettibile, quasi ostile.

Si pensi alla politica sanitaria di questi ultimi anni ed alle strategie portate avanti in questo settore vitale. Siamo stati svuotati di ogni servizio al di fuori di ogni valida strategia che potesse contenere lo spopolamento e l’impoverimento dei nostri territori: mai un intervento qualificante e compensativo verso una situazione di crescente difficoltà manifesta.

La politica deve saper leggere ed intervenire in quelle situazioni in cui i suoi residenti hanno necessità di un aiuto concreto, alla ricerca di un dignità da poter spalmare sull’intero territorio governato, mentre invece siamo stati svuotati anche di quei servizi che potevano essere visti come elementi di ricchezza e di tenuta in termini di opportunità lavorative, che potessero costituire un’effettiva tenuta residenziale e dare un futuro. Non c’è mai stato nulla che abbia compensato le già diverse difficoltà del vivere, non c’è mai stata una strategia di salvaguardia per il nostro entroterra ed il tutto ha dei connotati di un abbandono strategico e di opportunità politiche chiare e palesi.

Le difficoltà future del quotidiano, porteranno nei prossimi anni ad una continua fuga verso la costa o verso altre mete più ambite, non solo da parte dei giovani ma di tutte quelle persone che potendolo fare, si orienteranno verso realtà più funzionali, più vivibili per servizi offerti, zone che diano maggiori tranquillità in termini di opportunità e di serenità del vivere. E diciamocelo chiaramente, anche minori costi in termini di sostenibilità economica. Il resto lo farà l’invecchiamento della nostra popolazione residente e la voglia di troppi giovani di evadere verso altre piazze di residenza. Si continua a ragionare senza una programmazione, solo nell’ottica di cosa sia bene nell’immediato e cosa sia soprattutto bene per le tante persone che vivono lungo la costa: mai che si ragioni con la voglia di capire cosa sia bene per le persone che vivono in queste zone, già di per se più dure per tanti motivi pratici. Non si vuol comprendere che ci vuole un vero e proprio piano Marshall di riequilibrio strategico e di una concretezza reale (piano posto in essere per la ricostruzione dei paesi europei distrutti dalla seconda guerra mondiale).

Diversi anni fa un medio artigiano del profondo entroterra rifletteva sul fatto che i suoi 1.000 metri di capannone generassero costi di riscaldamento di 3/4000 euro annui superiori a quelli di un identico manufatto artigianale collocato in prossimità delle zone costiere, creando disparità economiche tra due produzioni identiche. A questo sommava tutti quelli che erano i costi legati a trasporti (sia in fase di approvvigionamento merci che in fase di spedizione) senza che ci fossero misure compensative analizzate da nessuno. A questo aggiungeva le difficoltà legate nel trovare mano d’opera, nel far venire i tecnici per la manutenzione dei macchinari, alla minore richiesta di fabbricati artigianali/industriali nel caso della vendita dei locali, con conseguente perdita di valore. Due aziende analoghe in tutto, non avevano le stesse carte da giocare.

Un padre di due figli studenti analizzava la sua situazione dato che andavano contemporaneamente alle superiori in località distanti e doveva pagare due abbonamenti annui per l’autobus, con costi importanti: stessa sorte non toccava sicuramente ad un padre di Pesaro, Fano, Ancona con identica situazione, che poteva contare su istituti scolastici nelle vicinanze della propria abitazione o aveva comunque un’offerta di livello nello stesso luogo di residenza. Sono due piccoli esempi del vivere quotidiano, che debbono far riflettere di come esistano difficoltà diverse e non ci siano motivi di riequilibrio che possano permettere di vedere la realtà giornaliera allo stesso modo, nella stessa regione.

Va pensata una fiscalità di vantaggio a favore delle aree interne: contributi compensativi per le famiglie, incentivi per investimenti produttivi che possono dare stimoli e nuovi impulsi occupazionali, non con elargizioni e regalie, ma con operazioni studiate per dare pari opportunità. La politica ed il governo regionale, dovrebbero esaminare questi aspetti, domandandosi del perché una famiglia o un imprenditore dovrebbero trovare la forza per vivere in queste zone, senza che nessuno pensi ad un trattamento diverso o a creare opportunità di vita paritetiche.

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Una nuova politica deve svilupparsi a favore delle giovani famiglie e dei nuovi nati in queste zona di confine perché si radichi una sana voglia di rimanere nei giovani e nelle nuove famiglie.

L’ambito relativo al commercio grida da anni vendetta, senza che nemmeno le associazioni di categoria abbiamo mai dato un segnale chiaro, perentorio, inequivocabile. Mi riferisco alle tante botteghe/negozi che insiti nelle frazioni dell’entroterra, svolgono un grande ruolo sociale, di servizio e di offerta commerciale per i residenti. Il piccolo alimentari, il bar, il tabacchi, la piccola farmacia di paese, ecc. non fanno commercio o business, ma hanno un ruolo da collante per chi è rimasto, hanno un ruolo incredibilmente alto in termini di sicurezza per la vita delle persone che ci abitano. Andrebbero aiutati economicamente in ogni modo per rimanere aperti e poter svolgere serenamente questa missione, almeno quelli collocati in aree sotto un certo livello di densità di popolazione. Questo è il riequilibrio che la politica dovrebbe lasciare come indirizzo e come esempio di collaborazione: c’è un reddito di cittadinanza, ebbene dovrebbe esistere anche un reddito commerciale che garantisca il ruolo e la vita di queste persone, che da tanti anni si spendono nelle nostre realtà.

Una zona franca in cui esistano sgravi fiscali o contributi mirati a chi crea lavoro in questi ambiti ed interventi con lavori strutturali sulla viabilità dell’entroterra. Non si è mai ragionato in termini di diritti ed anche ciò che avevamo e che andava salvato è andato progressivamente perduto: anche la sicurezza e tranquillità sanitaria del passato se n’è andata o se ne sta andando, cosa che mina e preoccupa sia i giovani ma giustamente maggiormente le persone anziane.

E’ stato progressivamente minato il diritto alla salute, contemplato nella Costituzione Italiana: non possiamo accontentarci del sarebbe meglio avere, ma dobbiamo avere perché ci aspetta di diritto. La perdita di popolazione e di servizi, porta immancabilmente alla perdita di valore del patrimonio immobiliare residenziale e non, cosa non di secondaria importanza nell’analisi del nostro presente e delle nostre condizioni di vita. Tutto sembra remarci contro ed è fastidioso vedere come il consiglio regionale sia prodigo e celere nello stanziare milioni di euro per la salvaguardia immediata delle zone costiere per le difficoltà legate allo smantellamento delle spiagge e della potenziale perdita turistica e di lavoro (cosa giusta e lecita, ci mancherebbe altro), ma che non lo sia mai stato e non lo è adesso per la salvaguardia delle nostre zone per anni lasciate all’abbandono con frane ripetute, territori pericolanti, fiumi lasciati all’abbandono e prosciugati, senza un ritorno economico per le comunità del luogo.

Questa forza nella richiesta dovrebbe motivare a far agire in maniera congiunta tutte le unioni montane e le amministrazioni comunali del nostro entroterra, cosa non sempre condivisa in questi ultimi lustri. Il nostro bacino di interesse ha perso migliaia di persone, ha perso interessi di investimento, ha perso appeal per i giovani ed è motivo di preoccupazione per gli anziani. Siamo stai spogliati dei servizi e di quegli apparati pubblici o statali che potevano contenere in parte lo spopolamento e l’invecchiamento sistematico dei residenti. Siamo in una situazione dove tra qualche anno perderemo altri servizi tipo quelli scolastici, sanitari, dei trasporti, dei servizi di pubblica sicurezza e di emergenza. La ripresa deve necessariamente passare verso una presa di posizione (basta andarsi a leggere le ultime informative regionali su cui i comuni impostano il Documento Unico di Programmazione) per capire come vada data con forza un’impronta alle strategie, lasciando definitivamente da parte quella linea passiva che ha caratterizzato le nostre amministrazioni, con colpe gravi anche in ambito locale.

E’ questo un argomento che ci sta a cuore e ci sta amareggiando perché profondamente innamorati dei nostri territori. Ci auguriamo che questi pensieri, possano portare ad una analisi e ad un momento di riflessione condiviso: non hanno nessun altro fine se non quello di far riflettere su una situazione che ci addolora tutti, di cui dobbiamo prendere consapevolezza, che ci vede in questa fase storica decisamente perdenti se non ci sarà una nuova strategia di intervento differenziata e di doveroso riequilibrio.

Se la politica non si batte in primis per la salvaguardia e la tutela dei più deboli, non è più politica. L’appartenenza è un fatto secondario. Questo articolo possa far riflettere i nostri giovani su una realtà di cui loro dovranno essere i futuri protagonisti, senza sottrarsi alle loro responsabilità di nativi di queste aree, che come ogni cosa terrena, esigono amore e rispetto. Nelle imminenti elezioni regionali, forse non riusciremo ad eleggere nessun rappresentante che possa sedersi negli scranni anconetani: sarà allora che solo la forza delle unioni locali, portata avanti anche con rigorosa fermezza se la situazione dovesse richiederlo, potrebbe darci una rappresentanza ed una speranza di vita”.

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