Il dottor Gabriele Pagliariccio
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A colloquio con il dottor Gabriele Pagliariccio degli Ospedali Riuniti di Ancona. Chirurgo vascolare e docente all’Università Politecnica delle Marche

“Dopo le sofferenze, il dolore e i lutti – esordisce il dottor Gabriele Pagliariccio – questa pandemia del coronavirus ci serva per una giusta ripartenza considerando il diritto alla salute in prospettiva universale. Si cerchi di approfittare dell’onda emotiva dell’opinione pubblica, bramosa di sentirsi sicura e protetta da questo virus e da qualunque altra malattia, tanto da riuscire far mettere il problema sanità al primo posto nell’agenda politica”.

Servirebbe allora un cambio di passo? “Certo, è necessario sin da subito la difesa del SSN con una poderosa levata di scudi a larga scala e trasversale della società civile, che solleciti le istituzioni responsabili. Si deve riuscire a far cambiare quella cultura degli ultimi 30 anni, in cui si è investito sul sistema sanitario privato pensando che fosse la risoluzione di tutti i mali. Negli anni passati la politica ha parlato di sanità solo in occasione delle varie leggi di bilancio, per scegliere quale capitolo di spesa fosse necessario tagliare, ritenendolo non utile ai bisogni collettivi. Però specialmente in questi ultimi tempi, abbiamo pagato sulla nostra pelle il prezzo di queste banali valutazioni!”.

Quale linea allora si dovrebbe seguire? “Venga abbandonata quella politica di organizzazione ospedale–centrica. Abbiamo bisogno di strutture assistenziali adeguate sui territori per numero e con personale medico di qualità scientificamente preparato e motivato. Ora è opinione generale che nella gestione di questa pandemia la differenza l’hanno fatta i nostri servizi territoriali, con i loro distretti e medici di medicina generale. Questi servizi, pur essendo stati lasciati senza mezzi e risorse tecnologiche adeguate, si sono eretti a barriera permettendo al sistema ospedaliero di non collassare. È noto a tutti che nel corso degli anni le cure primarie sono state oggetto di continui depauperamenti e depotenziamenti fino a fiaccarne le potenzialità di azione e di efficacia”.

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Allora per porre rimedio bisogna capire come attuare le cure mediche? “Abbiamo assoluta necessità di una nuova programmazione sanitaria. Certamente la progettazione di questo nuovo rinnovamento va affidato a persone che abbiano ben chiaro cosa sia una pianificazione sanitaria. Sarebbe un nuovo un errore affidarla a quella classe social virologi-tuttologi o alla politica strutturalmente incline alla sola propaganda, con scarse nozioni mediche scientifiche ed incoerenti ai bisogni della società”.

Ma riusciremo ad attuare questi cambiamenti? “Il momento culturale è propizio, il frangente politico favorevole e la società civile è sensibile ed attenta, però il dibattito non potrà muoversi su orizzonti limitati. Esso dovrà varcare i confini nazionali e coinvolgere quelle strutture adibite al controllo e monitoraggio della salute mondiale. Purtroppo questi organismi negli ultimi tempi, sono stati fortemente latitanti e spesso più inclini all’obbedienza dei poteri forti e soggiogate alle potenze dell’economia. Perdere questo spunto temporale potrebbe rappresentare un terribile errore, perché dietro l’angolo ci sono sempre i gestori del privato, che non aspettano altro che ritrovarsi con il vento in poppa per tornare nei paradigmi della globalizzazione liberista. Credo che questa nuova cultura sanitaria debba avere il sostegno e l’impegno di ogni cittadino, che sente di appartenere ad una società civile, degna di questo nome”.

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