COLLI AL METAURO «La traversa del fiume Metauro situata a valle del ponte che collega Calcinelli con Villanova sta cedendo e crea pericolo allo stesso ponte. Tale traversa ha la funzione di deviare le acque per alimentare il canale artificiale Albani che in sponda destra del fiume è utilizzato dall’Enel per attivare la centrale elettrica di Cerbara». E’ quanto segnala il geologo Giampaolo Baldelli non solo un esperto ma anche strenuo difensore del fiume anche in veste di storico, scrittore e naturalista ante litteram. «Il nostro Metauro è messo sempre peggio» commenta. «E per fortuna che l’acqua ha ripreso a scorrere perché fino a pochi giorni fa c’era una secca da far paura». Per un verso o per l’altro «siamo ancora una volta di fronte alla più che quarantennale crisi estiva dell’ecosistema fluviale della medio-bassa Valle del Metauro. Dagli anni 70 del secolo scorso è iniziata la lenta agonia del Metauro. Da quando la città di Pesaro si è accorta che le sue falde acquifere sotterranee di acqua dolce si erano arricchite di sale e di ferro da renderle non più potabili. Le due più importanti attività industriali ubicate dentro la città pompavano grandi quantità di acqua dolce provocando l’ingressione del mare di acqua salata e immettevano nella stessa falda gli scarichi ferrosi. I politici pesaresi, che hanno sempre considerato la valle del Metauro come terra di conquista hanno deciso di appropriarsi delle acque fluenti del Metauro che pur essendo il fiume più importante delle Marche è sempre un corso d’acqua a regime torrentizio il che significa che durante i periodi piovosi o nevosi il fiume esonda provocando erosioni spondali e allagamenti mentre in quelli siccitosi la portata si riduce a valori che non raggiungono i 400 litri al secondo». Cosa successe allora è presto detto. «Si costruì a fianco del convento di San Francesco in Rovereto di Saltara, senza tener conto minimamente del valore paesaggistico e storico del luogo, un potabilizzatore con prelievo delle acque a monte della diga di San Lazzaro con una potenzialità di erogazione di acqua potabile pari a 400 litri al secondo. E si realizzò una condotta che doveva essere provvisoria da Saltara a Pesaro. L’impegno della Regione Marche prevedeva che l’anno successivo avrebbe redatto il Piano Regolatore Generale degli Acquedotti. Piano Regolatore che ancora deve essere predisposto nella sua completezza».





















