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Giornata mondiale dei disturbi alimentari. A colloquio con la biologa nutrizionista e genetista dott.ssa Lucia Capone

“La Giornata Mondiale dei Disturbi del Comportamento Alimentare DCA – riferisce la biologa nutrizionista e genetista dott.ssa Lucia Capone – interessa nel mondo 70 milioni di persone che per la sanità pubblica rappresentano un problema, sia per la grande diffusione che per la crescente comparsa sempre di più nel mondo giovanile”. Ma questo disturbo non ha molta esposizione mediatica a livello medico? “Sicuramente andrebbe illustrato di più, perché sarebbe necessario identificarne subito i sintomi per poter iniziare subito un percorso terapeutico. Questo tipo di patologia se non tratta adeguatamente, aumenta sensibilmente il rischio di danni permanenti a tutti gli organi vitali, che nei casi più gravi possono portare fino alla morte. Sarebbe stato necessario averne parlato specialmente nel passato lockdown di questa emergenza Covid”.

Ma esattamente cosa comportano? “L’alimentazione incontrollata può portare all’anoressia in cui la persona per diversi motivi si rifiuta di nutrirsi, alla bulimia che è un desiderio irrefrenabile di assumere il cibo in grande quantità accompagnato da comportamenti di espulsione, oppure possono comparire altre malattie meno conosciute. Sia l’anoressia che la bulimia sono malattie complesse determinate spesso da disagio psicologico”. Ma quale correlazione allora con l’emergenza sanitaria?  “Le condizioni di isolamento, l’imposizioni di forti limitazioni ai movimenti, la paura di contrarre il virus accompagnate dall’azzeramento dei controlli psicologici e psichiatrici, portano ad una ricaduta con il conseguente peggioramento di  questi disturbi”.

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Esattamente come? “Le forzate imposizioni suscitano in queste persone disagio e rabbia che portano ad incrementare il desiderio di non rispettare le regole. Per l’anoressico la sensazione del non aver il controllo della situazione, l’isolamento prolungato che ne ha limitato le attività fisiche, portano al timore dell’aumento di peso corporeo ed allora si innesta quel meccanismo nell’aumentare le restrizioni alimentari con ulteriori drastiche restrizioni dietetiche. Invece per il bulimico, le abbondanti scorte alimentari che la famiglia fa per limitare il numero delle uscite, lo facilitano a grandi abbuffate, che poi sempre per il controllo del peso, innescano l’uso di diuretici o lassativi fino al vomito indotto. Mentre per tutte e due le sindromi, la prolungata convivenza in famiglia accentuano le difficoltà dei rapporti interfamiliari, che sono poi la causa dell’aumento di questi disturbi”.

Ma queste persone hanno maggior rischio di infettarsi? “ La malnutrizione, le limitate riserve di grasso corporeo ed il mal funzionamento dell’intestino sono tutti fattori che incidono in maniera negativa sugli anticorpi dell’organismo per la battaglia contro qualsiasi infezione o altre patologie in agguato”. Allora questa forzata fermata avrà aggravato queste situazioni? “È emerso un dato preoccupante: oltre ai soggetti già in cura, sono aumentati dei nuovi casi che non manifestavano nessun disturbo ed in particolare nei bambini e ragazzi in età preadolescenziali. L’Osservatorio Epidemiologico del Ministero della Salute rivela che da febbraio a maggio vi è stato un aumento del 30% in questa età giovanile”. E come va spiegato questo? “Il non andare a scuola, il non giocare e relazionarsi con i loro coetanei, le varie paure condivise con le famiglie, hanno determinato in loro uno stress ed un disagio che molti hanno iniziato a manifestare nel limitare se non addirittura rinunciare al cibo”. Ma ora questa forzata chiusura è finita? “L’isolamento sì, ma i disagi restano e sono di difficile soluzione. Noi operatori abbiamo la sensazione che pur tornando verso la normalità, di ritrovarci con i casi conosciuti maggiormente aggravati dovuti dall’isolamento di questo Covid, ma abbiamo anche il timore di vedere  nuovi arrivi, e questa volta in giovane età”.

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