Riceviamo e pubblichiamo la lettera del signor Alberto che si presenta e racconta:
“Sono originario di Urbania ma vivo a Milano. Torno (quasi sempre) d’estate e spesso seguo la quotidianità del territorio natio anche attraverso il vostro sito. Vi scrivo per la prima volta per raccontare un brutto episodio. Un paio di giorni fa, insieme a mia moglie, tornando da da Gubbio per una breve gita, verso l’una del pomeriggio, appena ho scoperto con la mia auto un lungo rettilineo dopo una curva nella strada che porta a Cantiano (credo ancora in territorio umbro), in un momento senza traffico, ho intravisto da lontano un’auto verde rallentare e spingere fuori qualcosa per poi ripartire velocemente. Ero distante, ho accelerato, ho visto correre un cane all’impazzata (credo stesse cercando di rincorrere l’auto del suo proprietario…), poi l’ho perso di vista dopo che l’animale si è infilato in un fossato adiacente la strada. Mi sono fermato sul ciglio della carreggiata, ho cercato in qualche modo di richiamare l’animale, senza alcun esito. Purtroppo, vista la distanza, non sono riuscito ad annotare la targa dell’auto e neanche a capire di che marca fosse. Dopo un quarto d’ora, mestamente, sono rientrato in auto e ripartito. A mente fredda forse avrei dovuto avvisare le forze dell’ordine, ma francamente lì per lì, preso dalla rabbia, non ci ho pensato. Che dire. L’abbandono di un animale è un gesto deplorevole e vile, un’azione da non commettere mai sia per quel che comporta eticamente e moralmente e sia perché trattasi di reato. In altre parole, un animale non è un peluche animato ma un nuovo membro della famiglia e va trattato come tale. Un rammarico. Avrei voluto essere più vicino in quella situazione che ho descritto. E qui, con tanta rabbia, chiudo. Grazie”.
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