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“Non ho nessun segreto – ci confida Giorgia Righi fresca dell’attestato di istruttrice di nuoto – vivo seguendo i mie sogni. Sono miei idoli ed ho come modello quelle persone che nonostante la loro disabilità vanno per la loro strada e fanno cose straordinarie senza farsi influenzare da niente. Questi esempi mi danno una carica pazzesca e la determinazione nel fare le cose”. Giorgia è una ragazza di 22 anni di Urbino che nonostante l’Atassia di Friedreich, vive con il sorriso sulle labbra ed organizza i suoi giorni in base alle mete da raggiungere. La sua prima passione di bimba fu la danza che dovette lasciare sui dieci anni a causa della malattia. Allora la ragazzina iniziò subito a frequentare  la piscina ed anche lì, fu subito amore.

Ma dopo un paio d’anni fu di nuovo in difficoltà a causa della patologia che avanzava e che ne rendeva lenti i movimenti. Fu costretta ad essere seguita da un istruttore personale ed allora stava iniziando a mollare, perché quel divertimento iniziava a diventare più una fisioterapia che nuoto e di conseguenza  un pochino noioso. Quale fu la scintilla per riprendere il nuoto?  “Rimasi folgorata delle performance della Pellegrini nei mondiali di nuoto 2011, che mi dettero lo stimolo di andare in piscina ed iniziai di nuovo a nuotare. Nello stesso tempo studiai e divenni anche giudice di gara di nuoto. Poi fu tanta la sorpresa, quando appena preso il patentino, mi convocarono per l’importantissimo torneo internazionale Sette Colli di Roma. Non mi sembrava vero che avessero chiamato me, ma quando i miei parenti con mia nonna in testa, mi telefonarono per dirmi che per tre volte le telecamere mi avevano inquadrato, tanta fu la felicità e l’emozione nello stesso tempo”.  Dopo la qualifica di istruttrice, quale altro sogno hai in mente? “ Questo attestato mi dà la possibilità di iniziare a lavorare come istruttrice di base o fare lezioni di ginnastica in acqua. Di questa  disciplina mi piace un po’ tutto ed allora vorrei diventare un allenatrice. Il primo passo era quello di istruttrice e grazie alla Federnuoto sono riuscita nell’intento. Ora studio Scienze Motorie e sono al secondo anno. Assisto sovente agli allenamenti per agonisti e bambini per vedere come lavorano gli istruttori. Ringrazio il mio allenatore Marco Abruzzesi che mi coinvolge nel raccontarmi la metodologia e crescita dei suoi ragazzi”.

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Ma hai trovato il tempo anche per scrivere un libro? “Si, ho voluto raccontare in otto racconti dei luoghi da me visitati. È stato un viaggio nel passato rievocando le mie sensazioni. Parlo delle persone che mi sono vicine e dire che sono fondamentali. Il mondo è un luogo bellissimo in cui scoprire nuove cose e stare con la gente è sempre emozionante. Spero con questi racconti di essere d’aiuto a chi cerca il senso della vita”.  Giorgia come vedi il futuro? “Non voglio deprimermi a pensare a quello che la malattia mi toglie, ma guardo le ricchezze e potenzialità che possiedo. La determinazione e grinta non mi manca, la carrozzina non è un ostacolo, ma uno stimolo per raggiungere nuovi obiettivi. Vorrei diventare una brava allenatrice nel trasmettere la passione per questo sport ed aiutare gli atleti a raggiungere i loro traguardi. Mi piacerebbe arrivare ad allenare contemporaneamente  persone normodotate e disabili perché entrambi hanno qualcosa da imparare dagli uni e dagli altri”.

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