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Riceviamo e pubblichiamo un intervento del professor Mario Corsi (Uniurb) sulla questione viabilità, in particolare sulla Fano- Grosseto, tema centralissimo (come è ormai d’abitudine) della recente campagna elettorale. Un brevissimo “scherzo storico”… 

Era una notte di febbraio dell’anno 49 a.C. quando trecento cavalieri e cinquemila fanti, guidati dal generale Gaio Giulio Cesare, attraversavano il fiume Rubicone, confine tra l’Italia vera e propria e la Gallia Cisalpina. Come ben sapevano il generale e i suoi militi, nessun contingente militare poteva varcare in armi tale linea senza l’autorizzazione del Senato Romano. Di fatto, quel piccolo esercito stava dichiarando guerra a Roma, o almeno a quella parte di essa che si riconosceva totalmente nel potere del Senato. Di lì a breve il convoglio raggiunse Ariminum proseguendo, probabilmente, lungo il percorso della via Flaminia. Era questa un delle principali vie di comunicazione romane, iniziata a costruire nell’anno 220 a.C. dal console Gaio Flaminio Nepote per collegare Roma con l’Italia settentrionale. Di lì a poco, le truppe di Cesare occuparono Fanum Fortunae, dove la via Flaminia abbandona la costa e si dirige a sud per raggiungere Roma. Forse, come primo pensiero, Cesare ebbe quello di seguirne il percorso per giungere alla meta nel minor tempo possibile ma, diversamente da quello che si riteneva, nessuna indicazione dichiarava quella come giusta direzione. Anzi, uno dei suoi pionieri riferì di aver scorto una stele indicante, qualetermine del percorso, la località, a loro ignota, di Grosseto. Cos’era opportuno fare? Nessuno sapeva nulla di questa località. Solo uno, tra i più esperti e anziani dei suoi militi, affermava di aver sentito narrare che quel nome non si riferiva a una città. Si trattava, invero, di un territorio lacustre, nella valle del fiume Umbro, prossimo alla città di Rusellae, ora romana e già importante centro etrusco. Fatto sta che l’indecisione prese possesso del condottiero il quale preferì continuare a costeggiare il territorio piceno, annettendo altri centri e ingrossando la sua milizia prima di dirigersi, finalmente, verso Roma. Il resto della storia è noto ma chissà se la stessa avrebbe seguito percorsi diversi solo se, a Fanum Fortune, quella stele avesse, correttamente, indicato la direzione per Roma.

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