Marco Ugo Filisetti, direttore generale Ufficio scolastico regionale delle Marche.
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“È stata una delle guerre più stupide che si potessero immaginare, a parte che la guerra è sempre stupida; ma quella era particolarmente stupida”

Basterebbero forse queste parole a rispondere al direttore dell’Ufficio scolastico regionale Marco Ugo Filisetti. Parole scritte da uno che la prima guerra mondiale l’aveva combattuta davvero e ne era uscito vivo, per miracolo: il fante Giuseppe Ungaretti. Ma non bastò, ce ne volle un’altra ancora peggiore, per arrivare all’articolo 11 della Costituzione, che contiene il principio pacifista su cui si basa la nostra convivenza e cittadinanza. Nel messaggio inviato ai 1700 istituti scolastici delle Marche in occasione delle celebrazioni del 4 novembre, per la doppia ricorrenza dell’armistizio del 1918 e della festa delle Forze Armate, il direttore cita (quasi un copia e incolla: fonte La Repubblica) un discorso di Mussolini del 1919. Si conclude con un’esclamazione, Presente!, che ha tutto il sapore del militarismo, dello squadrismo, dell’interventismo più becero. Affermare che l’unico modo per rendersi utili sia morire per la Patria, è un modo singolare di avere a cuore il futuro delle prossime generazioni. Ma d’altra parte i giovani sono abituati a essere ignorati o peggio a essere tirati in ballo soltanto quando infrangono qualche regola. Chiudere le scuole per svuotare i mezzi di trasporto ne è un esempio lampante. Se ciò non bastasse, Filisetti arriva ad affermare che un uomo sia “vero uomo” se “martire delle sue idee.” Qui riesce ad accostare un culto di machismo che si sperava superato da tempo con una retorica estremistica che se pronunciata da altre bocche, in altri contesti, ci avrebbe fatto gridare al fondamentalismo. Ora che la vicenda è arrivata alle orecchie del Ministero dell’istruzione confidiamo nel fatto che sia portata avanti un’indagine più che approfondita. Ci dispiace come marchigiani esserci fatti riconoscere per una questione così poco aggraziata agli occhi di tutto il paese. In un momento storico in cui dovremmo cercare di allentare le enormi tensioni sociali portate da crisi e pandemia. È vero, i giovani d’oggi non hanno conosciuto la guerra (ma neppure Filisetti, se è per questo): questa pandemia, purtroppo, è la cosa più simile a una guerra che ci siamo trovati ad affrontare. Il loro sacrificio, nel loro piccolo, lo stanno pagando in termini di dispersione scolastica, divario digitale, perdita di speranza e di opportunità, disoccupazione. Non è una trincea, ma non per questo la situazione è meno drammatica.

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