Suscita ancora perplessità in città l’accordo sottoscritto nelle settimane scorse da parte della Regione Marche con la Kos Care (azienda ospedaliera che gestisce la struttura Santo Stefano di Cagli), che metterà a disposizione presso il locale nosocomio cagliese ben 30 posti in riabilitazione intensiva ospedaliera per assistere pazienti Covid positivi. Un accordo che riguarda anche altre strutture marchigiane: Jesi, Macerata Feltria, Campofilone, Ancona e Civitanova Marche. L’obiettivo della Giunta Regionale è decongestionare e liberare i posti letto occupati negli ospedali pubblici della Regione. Dopo lo sfogo del Sindaco di Cagli Alberto Alessandri, che lamentava un mancato coinvolgimento e nessuna comunicazione da parte della Regione per arrivare a questa scelta, anche la consigliera comunale d’opposizione Loretta Blasi (Riapriamo Cagli) manifesta tutto il suo disappunto.

“L’’A. Celli’ di Cagli non è una struttura adeguata a curare malati covid e allo stesso tempo garantire in sicurezza i servizi attualmente disponibili (punto prelievi, dialisi, Acap, 118, radiologia, servizi ambulatoriali ed accettazione) ai quali usufruisce tutta la comunità del Catria e del Nerone, alla quale fanno capo ben 20.000 abitanti. Soprattutto – prosegue la Blasi, che da diverse settimane viene sollecitata da chiamate e messaggi di cittadini molto contrariati per questa decisione – non capisco come sarà possibile predisporre due ingressi e percorsi separati fra pazienti covid e pazienti no-covid, considerando che l’ospedale di Cagli ha un unico ingresso.” La Blasi, che inoltre è avvocato, per molti anni ha ricoperto il ruolo di responsabile del tribunale dei diritti del malato e anche per questo conosce le criticità del nosocomio cagliese, ricordando come “a breve partiranno dei lavori di consolidamento che interesseranno buona parte della struttura che ora è inagibile. Un fattore che dev’essere tenuto in considerazione e che potrebbe creare ulteriori problematiche.” In chiusura anche la Blasi rammenta lo scarso coinvolgimento in questa scelta da parte della Regione che, a suo avviso, avrebbe dovuto agire diversamente. “Auspico che la nuova amministrazione regionale prenda in considerazione questi suggerimenti e ritorni sui propri passi.” La speranza è che questi trenta posti dedicati ai malati covid non vengano attivati perché non si renda necessario il loro utilizzo. Inoltre ciò non sarà possibile finché non verranno dimessi o trasferiti in altre strutture tutti gli altri pazienti no covid ricoverati nei reparti interessati.






















