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Torna a parlare di sanità e della questione ‘ospedale unico provinciale’ (bocciata in due deliberazioni dal nuovo consiglio regionale delle Marche) Ninel Donini, esponente di spicco del gruppo provinciale di Articolo 1. La Donini ha ricoperto in passato anche il ruolo di capogruppo in regione e di assessore provinciale.

l’esponente di articolo 1 Ninel Donini

Sulla stampa locale delle ultime settimane si trovano annunci di cambiamento, ancora a parole, da parte della nuova giunta regionale e la difesa di ciò che è stato realizzato ed, in certi casi, addirittura di ciò che era stato pensato. Si ha la sensazione preoccupante che la campagna elettorale non sia ancora finita. Articolo 1 della provincia di Pesaro e Urbino assiste a tutto ciò senza potere istituzionale di incidere, ma con l’impegno di stigmatizzare e denunciare ogni comportamento politico/amministrativo che non abbia al centro la trasparenza, la difesa dei bisogni sanitari dei cittadini e la coerenza. Questo vale ancora di più quando ci si riferisce alla realtà delle zone interne, desertificate dei servi sanitari, territoriali ed ospedalieri, sia per inconcludenza ideale, sia per superficialità, sia per un’applicazione rigida e parziale del decreto Balduzzi. Decreto che Art.1 ha sempre criticato, evidenziandone i limiti ed i rischi per il benessere sanitario dei cittadini. Tuttavia i decreti non si possono ignorare, come invece dichiarano gli assessori Saltamartini e Baldelli, ma vanno fatte richieste di modifica e vanno applicati tenendo conto delle specificità territoriali. La giunta precedente aveva deciso di far riferimento a tale decreto solo per la parte funzionale ai territori più popolati, come Pesaro e Fano, inventandosi la definizione di ospedale ‘unico provinciale’, tipologia ospedaliera non presente nel Decreto Balduzzi. Pasticciando sugli ospedali, sempre unici, per le altre province, con una tendenza all’accorpamento capitalistico, svilendo, di fatto, ed indebolendo il ruolo dell’unico ospedale che potrebbe, non certo dovrebbe, essere azienda, con settori e strumentazione di alta specialistica. È come se ogni provincia volesse un ospedale come Torrette sul proprio territorio ! Nessuno della precedente amministrazione ha sollevato il problema, anzi si sono attivati meccanismi competitivi all’interno della stessa provincia per la localizzazione. Sì sono, invece, spese energie in interventi politici e tecnici, contro l’orientamento presunto e spesso strumentale che le zone interne reclamassero il loro ‘ospedaletto’, attentando così, si dichiarava, alla salute dei cittadini ed ai finanziamenti in campo sanitario. Il problema, secondo Art.1, va impostato in modo opposto. Come si risponde alle esigenze di salute, quindi di prevenzione, cura e riabilitazione degli abitanti di ogni zona e quindi anche delle zone interne ? Quali servizi ospedalieri vanno riattivati per migliorare la risposta ai bisogni ? Quale deve essere il rapporto con il privato ? Ha senso concentrare la risposta ospedaliera in un solo luogo o in pochi luoghi quando questo costringerebbe e costringe già alla migrazione sanitaria interna, anche per problematiche semplici, una popolazione sempre più anziana ?” La Donini poi ha manifestato le sue perplessità, soprattutto riguardo alle modalità, sull’accordo raggiunto fra la regione Marche e la Kos care – Santo Stefano, per ospitare 30 malati covid di bassa intensità all’ospedale ‘A. Celli’ di Cagli. “Il Covid-19 sembra dimostrare che ospitare i pazienti in poche grandi strutture agevolerebbe il contagio, ma mette anche in evidenza che alcuni comportamenti sbagliati della vecchia giunta regionale vengono riproposti. Pensiamo al mancato ascolto e coinvolgimento delle amministrazioni locali, dei cittadini e delle componenti sindacali, come è accaduto ad esempio a Cagli, la cui amministrazione è stata tenuta all’oscuro della decisione di utilizzare 30 posti letto dell’attuale ospedale di comunità per pazienti Covid 19. E, ancora, il nuovo assessore alla sanità Saltamartini e l’assessore Baldelli con competenze in materia di edilizia ospedaliera, non sembrano essersi  attivati per conoscere e discutere le richieste avanzate in numerosi documenti, da parte di cittadini organizzati in comitati e dalle istituzioni, sui servizi ritenuti indispensabili, dal punto di primo intervento h24, ai letti di day surgery, dagli spazi per ricoveri di patologie mediche di bassa complessità, alla lungodegenza ed altro ancora. L’ultima disputa politica che riguarda l’ospedale di Cagli rivela, ancora una volta, che se da un lato si dichiara di voler riattivare le funzioni ospedaliere, dall’altro ci si attarda in schermaglie politiche sterili. C’è il progetto per l’abbattimento di una parte del ‘A. Celli’ per motivi di stabilità dell’edificio. C’erano o ci potrebbero essere soluzioni meno ‘distruttive’? L’amministrazione regionale è stata messa a conoscenza del progetto scelto e di eventuali alternative? L’ex consigliere Traversini dichiara che la precedente giunta di centrosinistra intendeva riattivare lo spazio chirurgico per piccoli interventi, nella parte che sarebbe stata ricostruita. L’assessore Baldelli lascia intendere che non ci siano fondi sufficienti assegnati in sede di bilancio. Non risulta che l’amministrazione comunale di Cagli ed i cittadini fossero stati informati della proposta, non riconoscendo valore ad anni di impegno e mobilitazione a difesa della struttura ospedaliera. Aggiunge, l’ex consigliere Traversini, che avrebbero voluto presentare il progetto i primi mesi dell’anno, ma che le vicende del Covid lo hanno impedito. Ci pare una dichiarazione a rattoppo, due mesi prima delle elezioni, perché allora non si sapeva che sarebbero state spostate. Si sarebbe voluto annunciare una scelta significativa per ‘tranquillizzare’ gli elettori delle zone dell’Unione Montana del Catria e del Nerone e non solo. Il tutto sa tanto di furbata elettoralistica. Comunque ora è tutto azzerato. Si cerchino finanziamenti e si elaborino progetti ! Noi riteniamo che la nuova giunta debba organizzare gruppi di lavoro con la partecipazione di tecnici, amministratori locali, componenti sociali, forze sindacali, ciascuno per il proprio ruolo e competenze, per discutere e concordare, realtà per realtà, le risposte più adeguate ai bisogni dei cittadini. Non lo ha fatto la giunta precedente, ci auguriamo che voglia e sappia farlo la giunta da poco insediatasi”.

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