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Legge antifascista, Anpi appoggia la petizione promossa dal sindaco di Stazzema, Maurizio Verona. La raccolta di firme chiede norme contro la propaganda e la diffusione di messaggi inneggianti al fascismo e al nazismo, oltre che contro la vendita e la produzione di oggetti con simboli riconducibili ai due regimi dittatoriali. L’associazione provinciale dei partigiani aderisce alla proposta di iniziativa popolare perché, pur esistendo già due leggi su questi stessi temi (Scelba del 1952 e Mancino del 1993), sono «troppo spesso ignorate e molto poco rispettate». E sono ritenuti troppi «gli atti e le violenze di chiara matrice nazi-fascista che oggi si verificano in Italia», aggiunge Anpi provinciale, invitando i cittadini a firmare. È possibile sottoscrivere il progetto della legge antifascista negli uffici preposti del proprio Comune, esibendo un documento di identità personale. Il 31 marzo prossimo è l’ultimo giorno utile. Il sindaco Verona, ricorda l’Anpi provinciale, ha promosso in precedenza un’anagrafe antifascista on line, che ha già raccolto migliaia di adesioni in ogni parte d’Italia. Parla da sola, del resto, la storia di questo piccolo Comune dell’alta Versilia, in provincia di Lucca. A Sant’Anna di Stazzema, il 12 agosto 1944, i nazisti si macchiarono di brutalità inaudite. Nei reparti che operarono l’eccidio dei civili erano «arruolati molti italiani», specifica l’associazione dei partigiani, concludendo che furono «560 i morti accertati, ma nessuno ne conoscerà mai il numero esatto».

Nella foto Paolo Pagnoni, dirigente fanese dell’Anpi

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